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ideareattiva:iconideareattiva:
14 novembre 2014: 3° posto Advertising Award per Assy ADV su A&S Italy magazine (Fiera della Sicurezza 2014 - Milano)
Fri Nov 14, 2014, 6:56 AM
ideareattiva:iconideareattiva:
THANK YOU SO MUCH TO EVERYONE FOR MY 4th DAILY DEVIATION!!! :D
Sat Oct 18, 2014, 6:00 PM
ideareattiva:iconideareattiva:
I'M VERY VERY HAPPY FOR MY THIRD DAILYEVIATION!!!!
Sun Dec 23, 2012, 3:31 PM
ideareattiva:iconideareattiva:
ANOTHER DAILY DEVIATION!!! I'M VERY VERY VERY VERY HAPPY!!!!!! *_*
Sun Nov 27, 2011, 10:36 AM
ideareattiva:iconideareattiva:
NEW POLL :D
Sun Feb 13, 2011, 11:11 AM
misszoe:iconmisszoe:
Ciaooooooooo *.*
Wed Apr 28, 2010, 12:18 AM
angelmarthy:iconangelmarthy:
arriba arriba arriba :sprint:
Wed Mar 18, 2009, 9:00 AM
ideareattiva:iconideareattiva:
OGGI HO RICEVUTO LA DAILY DEVIATION!!! SONO FELICISSIMA!!!! *__*
Wed Mar 11, 2009, 6:23 AM
ideareattiva:iconideareattiva:
I love this new layout of DA!! *_*
Tue Jan 20, 2009, 11:50 AM
Louart:iconlouart:
wow! *.*
Thu Jan 18, 2007, 3:26 PM
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LOVE IS IN THE (H)AIR // 2016 CALENDAR

Journal Entry: Mon Dec 7, 2015, 7:26 AM

LOVE IS IN THE (H)AIR - A story of... hair.

2016 Photographic Calendar


LOVE IS IN THE (H)AIR // 2016 Calendar by ideareattiva


C’era una volta una ragazza con dei capelli lunghissimi… Avrei voluto iniziare così il mio racconto, ma il “c’era una volta” in genere  finisce con un “…e vissero felici e contenti” e le storie non sempre hanno un lieto fine.
I capelli: c’è chi li ha corti, chi lunghi, chi lisci, chi mossi, chi biondi, chi mori, chi li odia, chi li ama.

Amo e amavo i miei capelli, soprattutto i miei “vecchi” capelli, quelli che ho tagliato il 4 giugno 2015. Negli ultimi quindici anni li ho portati sempre allo stesso modo: neri, lisci, talmente pari che sembravano tagliati con la squadretta e corredati da una drittissima frangia corta. Erano lunghi, di una lunghezza che veniva definita “chilometrica”. Del resto avevo circa 90 centimetri di capelli, definirli lunghi sarebbe stato un eufemismo! Quella “chioma” era il mio vanto, la curavo con attenzione certosina, era sana e lucida, senza l’ombra di una doppia punta: era il frutto di tanti anni di lavoro.

Il 4 giugno è successo il disastro.
                               
Tutto è cominciato da un desiderio, il desiderio di cambiare e voler tingere i miei capelli sulle tonalità del grigio-bianco. Mi sono sempre piaciuti i capelli bianchi, o quelli “sale e pepe”, li ho sempre trovati molto eleganti. Un giorno, nel salone della mia “storica” parrucchiera, durante il mio solito trattamento – colore, spuntatina e piega −  le ho parlato della mia idea di voler tagliare i capelli a caschetto e che l’avrei fatto solo per un determinato colore − sapevo già che un colore così azzardato non era fattibile su dei capelli così lunghi − così le ho fatto vedere una foto che ritraeva una ragazza con dei bellissimi capelli grigi con meches bianche. La mia parrucchiera, che è sempre stata una “fan” dei miei capelli e che non mi ha mai proposto di tagliarli, nel sentire la mia richiesta, mi ha risposto a “brutto muso” con testuali parole: «Tu! Il bianco! Sai quanto ci vuole per portar via i tuoi strati di nero fatti in questi anni? Io non ti rovino i capelli, se vuoi una cosa del genere ti faccio firmare un contratto!». Inizialmente ho pensato che non me li volesse fare chissà per quale motivo, o che non li sapesse fare di quel colore: che fosse una scusa.                

Nei giorni seguenti – visto che il tarlo del capello bianco mi era rimasto – ho pensato di chiedere ad altri parrucchieri; se avessi sentito un altro rifiuto, avrei abbandonato la mia idea. Mi sono messa alla ricerca e ho trovato un parrucchiere della zona che pubblicava foto di capelli dai colori particolari e ho pensato che avrebbe fatto al caso mio. Gli ho mandato una mail spiegando la mia idea e allegando foto dei miei capelli allo stato attuale e di come li avrei voluti.  Questa persona mi ha risposto dicendo che si potevano fare, ma per potermi dare la conferma, avrebbe dovuto constatare lo stato dei miei capelli e così ho preso l’appuntamento.       

Il 4 giugno alle 15.30 mi sono presentata al suo salone. Mi sono seduta e ho sciolto la lunga coda che portavo quel giorno. Il parrucchiere, vedendo i miei capelli, li ha subito elogiati dicendo che erano bellissimi e sanissimi, ha aggiunto che potevo fare il trattamento richiesto su dei capelli più corti e che sarei dovuta stare “sotto i ferri” l’intera giornata e forse anche il giorno seguente. Gli ho detto che non me li avevano voluti fare per via della pericolosità del trattamento, e lui, sicuro, con testuali parole mi ha risposto: «Tutto si può fare!».  Mi ha spiegato che avrebbe fatto tante decolorazioni a basso volume e che in questo modo i capelli non si sarebbero rovinati, al limite un po’ seccati, come di norma accade con le decolorazioni. Poi – dicendo che era il “colore dell’anno” –  mi ha fatto vedere un video che faceva proprio al caso mio, ovvero di una modella con i capelli neri sulla quale veniva eseguito lo stesso trattamento che avrei fatto. Entusiasta dei risultati a video – già mi immaginavo con un bel caschetto bianco-grigio − gli ho detto di procedere, lui si è girato verso le sue assistenti e ha esordito così: «Lo sapete che ci dobbiamo fa’ il culo oggi?». Poi ha preso le forbici e un elastico rosso, mi ha legato i capelli in una coda bassa e… “zac” me li ha tagliati. Ho sempre pensato di soffrire per il taglio dei capelli e invece mi sono vista allo specchio con un bel caschetto corposo, ero contenta perché non mi ero mai vista così. Mi giro e a fianco a me, sul mobiletto, era appoggiata la mia coda di circa 55 centimetri per un etto di capelli. Vederli lì soli soletti − ad essere sinceri − mi ha fatto un po’ senso: quella “cosa” che mi ha accompagnato per tanti anni ed è cresciuta con me, non c’era più.                           

Dopo pochi minuti, è arrivata l’assistente con il carrello con tutto l’armamentario per il trattamento – pennello, decolorante e stagnole – e ha iniziato ad applicare il decolorante a circa 3 centimetri dalla radice chiudendo poi la stagnola che aveva precedentemente posizionato sotto a ogni ciocca. Ho trascorso così l’intero pomeriggio, tra spennellate di decolorante, chiusura e riapertura delle stagnole, nuova spennellata di decolorante; sempre così per ben tre volte. Ero diventata impaziente e soprattutto curiosa. Verso le 19.30 – dopo quattro ore di trattamento – mi hanno tolto le stagnole. Immaginavo di trovarmi dei bei capelli bianchi e invece, mi sono guardata allo specchio di fronte a me e ho visto tante ciocche color tuorlo d’uovo. Mi hanno spiegato che il nero era difficile da portar via e che sarei dovuta tornare la mattina seguente. L’assistente mi ha lavato i capelli e vi ha applicato una crema,  poi mi ha fatto una coda – viste le condizioni – e sono tornata a casa.                                                   

La mattina del 5 giugno mi sono presentata al salone alle nove in punto, eravamo ancora a metà lavoro ed ero troppo impaziente di vedere il risultato finale. Mi sono seduta, l’assistente ha ricominciato il trattamento con il decolorante e mi ha detto che dopo quell’ultima applicazione, i capelli sarebbero diventati bianchi e su quelli avrei potuto fare tutti i colori: grigio, rosa, azzurrino… Dopo circa tre ore, mi hanno tolto le stagnole, “Evvai”, pensavo dentro di me, “Ci siamo”, mi sono guardata allo specchio e… avevo i capelli biondi! Mi hanno detto che il trattamento non era ancora finito e che avrebbero dovuto passarmi un tonalizzante grigio. Delusa, ma ancora speranzosa, sono andata al lavatesta, dove mi hanno sciacquato il decolorante e applicato il tonalizzante. Trascorso il tempo di posa e sciacquato il tonalizzante, i miei capelli erano ancora perfettamente biondi. Sono tornata al lavatesta e mi hanno applicato nuovamente il tonalizzante. Avevo perso la speranza e infatti, appena sciacquata la seconda applicazione, avevo la testa di un bruttissimo biondo cenere, che non si avvicinava lontanamente al bianco o al grigio che desideravo. Mi sono rivolta al parrucchiere dicendogli che tutto avrei voluto tranne che il biondo. Lui mi ha risposto che per raggiungere il risultato sarei dovuta tornare il mese prossimo, poi ha preso le forbici e mi ha “sistemato” il taglio facendomi un caschetto più corto di quello richiesto e ha proceduto alla piega. Mi sono guardata allo specchio, i capelli erano tutti secchi, sembravano canapa, di quella che utilizzano gli idraulici, al tatto non erano più i miei capelli morbidi e setosi, e poi erano biondi! Il biondo proprio non mi andava giù. Delusa – anche se ancora dovevo realizzare perché era una novità, ero confusa e stanca visto che si erano fatte le 15.30  ed ero stata lì per ben sei ore – mi sono alzata e sono andata alla cassa a pagare un conto salatissimo. Il titolare mi ha salutato chiedendomi se ci saremmo rivisti per il trattamento nel mese prossimo. In quel momento gli ho detto di sì, poi ho salutato tutti e sono uscita.                           

Tornata a casa, sono stata un’ora davanti allo specchio a guardare quei capelli ormai irriconoscibili, non solo nel colore, ma anche al tatto. Ho deciso di chiamare il parrucchiere, non avrei potuto resistere un mese con quel biondo – chiamarlo biondo sarebbe stato un complimento – e non avrei potuto continuare a rovinare i capelli il mese dopo con ulteriori decolorazioni, capelli che erano già stati ridotti “all’osso”. Il discorso che mi è stato fatto in parrucchierìa era da pazzi! Quando mi ha risposto al telefono l’ho sentito nervoso – conscio del danno che aveva fatto e delle fesserie che aveva detto – gli ho chiesto subito se avesse potuto riparare con la tinta nero-blu che ero solita fare e mi ha detto di tornare il mattino seguente per le correzioni richieste.           

La mattina del 6 giugno sono tornata al salone, il parrucchiere mi ha spiegato che avrebbe fatto una pre-pigmentazione per poi procedere con la tinta nero-blu. In breve, mi hanno applicato il trattamento e poi il colore. Al risciacquo il parrucchiere ha detto che c’era bisogno di un’altra applicazione di tinta perché era venuta troppo “metallica”. Fatto ciò e trascorso il tempo di posa, mi hanno risciacquato. Mi sono seduta sulla poltroncina per la messa in piega e ho notato che la ragazza che asciugava i miei capelli, li guardava preoccupata. Mi sono vista allo specchio ed è stato un incubo. Ho visto un nero blando e spento, altre ciocche che si spezzavano, capelli che volavano ovunque. Avevo un magone che quasi mi faceva male lo stomaco. Se non mi fossi trovata lì, sarei scoppiata in lacrime seduta stante. Mi è passata davanti agli occhi tutta la mia vita con i miei capelli: la soddisfazione che provavo quando mi arrotolavo tra le dita quelle ciocche setose e robuste, la lunga coda che facevo spesso, le persone che mi fermavano per chiedermi se fossero tutti miei. In quell’istante ho visto con occhi velati dall’amore anche i momenti passati a districarli sotto la doccia: erano parte di me e non c’erano più. Non solo non erano più lunghi, ma erano anche rovinati. Erano diventati ispidi e sottili, talmente danneggiati che si muovevano tutti assieme, come una parrucca di pessima fattura. Era riuscito a rovinare i miei bellissimi capelli ed io non mi riconoscevo più.                                            

Finita la messa in piega – erano le 14.30 – nel salutare ho visto la faccia funerea del titolare che – senza parlare – ha accennato un saluto verso di me, poi sono uscita pensando che mai avrei rimesso piede in quel posto.                               

Sono tornata a casa a piedi. Durante il tragitto, gli occhiali da sole hanno schermato i miei occhi lucidi e avevo un groppo enorme alla gola. Passavo davanti ai negozi e non avevo il coraggio di guardare il mio riflesso nelle vetrine, né tantomeno quello di avvicinare le mani ai capelli; andavo di fretta e non vedevo l’ora di tornare a casa, perché di lì a poco sarei scoppiata a piangere. Rientrata, ho trovato i miei genitori, non mi hanno detto nulla, avevano capito tutto dalla mia faccia. Non sono riuscita a toccare il pranzo che mi aveva lasciato mamma sul tavolo e sono scoppiata in lacrime.    Il dolore era troppo forte e in quel momento non volevo sentire nessuno. Mi sembrava di vivere un incubo. L’entusiasmo che avevo prima di quei tre giorni e che è sempre stato parte del mio carattere, era totalmente scomparso.                                

Una mezz’ora dopo è arrivato il mio ragazzo a prendermi, non avevo nessuna voglia di uscire. Non mi ha detto nulla dei capelli, per lui era una cosa futile, lunghi o corti non faceva alcuna differenza. Sono riuscita a prepararmi e siamo usciti. Prima che entrasse in macchina gli ho detto di passarmi a prendere davanti alla casa della mia amica. Dovevo far vedere a lei il disastro e volevo avere il conforto di una persona che forse – essendo una donna oltre che la mia amica – avrebbe capito. Ho suonato il suo campanello ed è scesa. Quando mi ha visto non poteva crederci e la prima cosa che ha detto è stata: «È riuscito a rovinare i tuoi bellissimi capelli!». Ha continuato dicendo che se fosse capitato a lei – con i suoi capelli sottili – sarebbe rimasta calva e ha cercato di confortarmi dicendo che i capelli sarebbero tornati quelli di una volta. L’ho salutata e sono salita in macchina.                           

Nel pomeriggio ho visto parecchie persone. Molti vendendomi in quello stato non hanno avuto il coraggio di dirmi nulla, alcuni erano curiosi di sapere, altri dicevano che comunque il taglio mi stava bene. Il problema non era il taglio, ma il danno. Stranamente mi ha fatto più piacere sentire chi ha cercato di farmi ridere prendendomi in giro e chiamandomi “Elda doppie punte” – proprio a me che prima di quel giorno non conoscevo l’esistenza delle doppie punte – ed è riuscito a strapparmi un sorriso nonostante avesse rigirato il dito nella piaga. Poi c’è stato un commento di chi, scioccato per l’accaduto poiché ha sempre elogiato i miei capelli, non conoscendo la storia mi ha detto con testuali parole: «Che cazzo stavi a pensà quando ti stava a taglià i capelli?».                       

I tre giorni seguenti sono stati tremendi, ho pianto sempre e non ho parlato con nessuno, a casa erano preoccupati visto che sono sempre stata una grandissima chiacchierona. Poi il dolore si è tramutato in rabbia. Nei giorni dopo ho chiesto pareri a vari professionisti del settore, tutti dicevano che era un danno frutto dell’incompetenza di quella persona – chiamarlo parrucchiere sarebbe stata un’offesa verso tutta la categoria – mi è stato detto che la premura di un bravo parrucchiere dovrebbe essere quella di conservare sempre la fibra del capello anche di fronte ad un mancato guadagno; era un lavoro da non fare e addirittura da denunciare. Ero combattuta sul da farsi, però ho voluto ascoltare i miei genitori che mi hanno sconsigliato di intraprendere una causa civile per via delle lungaggini della burocrazia italiana.                       

Visto che sono sempre stata una persona che non si è mai abbattuta, una di quelle che ha sempre visto il “bicchiere mezzo pieno”, ho cercato di riprendermi e una settimana dopo sono tornata dalla mia parrucchiera per riparare il danno. Quando mi ha visto è rimasta scioccata, non se lo aspettava tutto quel disastro. I capelli della zona superiore erano tutti spezzati a 4 centimetri dalla radice, le punte invisibili per quanto erano state danneggiate,  i capelli avevano perso tutta la loro elasticità. Quando li lavavo, “bevevano” parecchio e impiegavo un’ora ad asciugarli, mentre con i miei 90 centimetri di capelli ci mettevo venti minuti per quanto erano sani e – come direbbero i parrucchieri – con le “squame” chiuse. La parrucchiera però mi ha rincuorato, dicendo che almeno le radici erano sane e i capelli, con i dovuti trattamenti alla cheratina e tanta pazienza, sarebbero stati riparati. Mi sentivo come Sansone, però mi sono fatta forza e ho iniziato subito a curarli: con trattamenti dalla parrucchiera, il mantenimento a casa e gli integratori al miglio. Mi sono costati tempo e soldi e, come diceva mamma, erano diventati il “tormentone” dell’estate.        

Ora, passati sei mesi, posso dire di essermi ripresa, i capelli si sono in parte risanati e sono anche cresciuti parecchio. Devo essere sincera, ogni tanto mi viene la nostalgia e allora riguardo la mia lunga coda che è custodita in una scatola e che, non ha perso la sua lucentezza. È difficile far capire alle persone che non hanno mai portato i capelli così lunghi per così tanto tempo quello che si prova. È come subire un danno con un’operazione estetica e non riconoscersi più. Lo so che sono capelli e ricresceranno e torneranno quelli di una volta, lo so che per molti sono una cosa futile e di pura vanità, però erano il mio marchio di fabbrica, sono cresciuti con me e perderli è stato un dolore troppo forte.                                               

Per questo, quest’anno non è il  solito calendario glamour. Ho voluto dedicare il mio nuovo calendario fotografico 2016 ai miei capelli, per conservarne un ricordo nel tempo. Il titolo è una citazione alla famosa canzone Love is in the air di John Paul Young che nel mio caso, vista l’assonanza delle parole “air” e “hair” è diventato Love is in the hair ovvero “L’amore è nei capelli”.               

Spero di non avervi annoiato con la mia storia, spero che le foto vi piacciano, sicuramente sono state realizzate con il cuore e spero anche di far tornare i miei capelli “all’antico splendore”.   

Buon 2016 a tutti!

LOVE IS IN THE (H)AIR - 2016 CALENDAR by ideareattiva LOVE IS IN THE (H)AIR - 2016 CALENDAR by ideareattiva LOVE IS IN THE (H)AIR - 2016 CALENDAR by ideareattiva LOVE IS IN THE (H)AIR - 2016 CALENDAR by ideareattiva
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Camera: Nikon D800
Lenses: Nikon 60mm. micro f/2.8
Concept, shooting, editing: Ideareattiva
Graphic (cover and calendar): Ideareattiva
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AWARDS & PARTECIPAZIONI:

- 14 novembre 2014: 3° posto A&S Italy Advertising Award (Fiera della Sicurezza 2014) per l'ADV 2013 realizzato per Assy GVT
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- 23 dicembre 2012: 3° daily deviation on Deviantart
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- 27 novembre 2011: 2° daily deviation on Deviantart
- 7 agosto 2009: menzione speciale al concorso: Advertising per la Thun
- 26 maggio 2009: vincitrice del primo premio da 2000€ al concorso per la realizzazione del nuovo packaging per Boscolo Travel Inside su Zooppa.it
- 5 aprile 2009: partecipazione con foto e illustrazioni all''evento "Rifiuti/amoci" al DEP ART di Grottammare (AP)
- 22 Marzo 2009: partecipazione alla mostra collettiva "Acquale costo?" al DEP ART di Grottammare (AP)
- 11 Marzo 2009: 1° daily deviation on Deviantart
- Aprile 2007: Apparizione nel programma TV di All Music "Carico e Scarico" riguardante la creatività digitale.
- Aprile 2001: Concorso Nazionale Scolastico "un logo della chimica": 3° CLASSIFICATA
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PUBBLICAZIONI
On Newspapers & web:

- Ottobre 2015 A&S Italy n.035: Assy "AHD 1080P - Obiettivo raggiunto"
- Aprile 2015 A&S Italy n.032: Assy "AHD - Nuove generazioni crescono"
- Ottobre 2014 A&S Italy n. 029: Assy "Noi vi togliamo i dubbi"
- Giugno 2014 A&S Italy n.027: Icatch "I Grandi scendono in campo"
- Giugno 2014 B.U.M. (Bollettino Ufficiale Municipale) Anno 21 N.6 – Foto in 1° copertina
- Maggio 2014 Corriere Adriatico Anno 154 N. 137 20/05/14 – Adv 4° copertina
- Maggio 2014 Corriere Adriatico Anno 154 N. 134 17/05/14 – Adv 1° copertina
- Maggio 2014 Corriere Adriatico Anno 154 N. 123 06/05/14 – Adv 4° copertina
- Aprile 2014 Corriere Adriatico Anno 154 N. 104 15/04/14 – Adv 4° copertina
- Aprile 2014 A&S Italy n. 026: Assy "La fine delle linee l'inizio del megapixel"
- Giugno 2013 A&S Italy n. 021: Ascani - Icatch "L'unione vincente, l'eccellenza delle tecnologie"
- Aprile 2013 A&S Italy n. 020: Assy "Oltre il muro dell'analogico" (3° posto Advertising Award A&S Italy 2014)
- 2013 Pubblicazione su Nikon Life: www.nikonschool.it/life/calend…
- Ottobre 2012 A&S Italy n.017: Assy "Osserva il mondo nei dettagli"
- Ottobre 2011 A&S Italy n. 011: Ascani "Pima - La tua sicurezza è in buone mani"
- Maggio 2010 Fotonotiziario n°14 22 - Anno 64° pag.52
- Agosto 2009: Menzione Speciale Thun Advertising blog.zooppa.it/2009/08/thun-i-…
- Maggio 2009: Primo premio concorso Boscolo Travel: blog.zooppa.it/2009/05/risulta…
- Aprile 2009:  www.sambenedettoggi.it/2009/04…
- Aprile 2009: ap.ilquotidiano.it/articoli/20…
- Marzo 2009: www.sambenedettoggi.it/2009/03…
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  • Drinking: Italian Wine

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LOVE IS IN THE (H)AIR // 2016 CALENDAR

Journal Entry: Mon Dec 7, 2015, 7:26 AM

LOVE IS IN THE (H)AIR - A story of... hair.

2016 Photographic Calendar


LOVE IS IN THE (H)AIR // 2016 Calendar by ideareattiva


C’era una volta una ragazza con dei capelli lunghissimi… Avrei voluto iniziare così il mio racconto, ma il “c’era una volta” in genere  finisce con un “…e vissero felici e contenti” e le storie non sempre hanno un lieto fine.
I capelli: c’è chi li ha corti, chi lunghi, chi lisci, chi mossi, chi biondi, chi mori, chi li odia, chi li ama.

Amo e amavo i miei capelli, soprattutto i miei “vecchi” capelli, quelli che ho tagliato il 4 giugno 2015. Negli ultimi quindici anni li ho portati sempre allo stesso modo: neri, lisci, talmente pari che sembravano tagliati con la squadretta e corredati da una drittissima frangia corta. Erano lunghi, di una lunghezza che veniva definita “chilometrica”. Del resto avevo circa 90 centimetri di capelli, definirli lunghi sarebbe stato un eufemismo! Quella “chioma” era il mio vanto, la curavo con attenzione certosina, era sana e lucida, senza l’ombra di una doppia punta: era il frutto di tanti anni di lavoro.

Il 4 giugno è successo il disastro.
                               
Tutto è cominciato da un desiderio, il desiderio di cambiare e voler tingere i miei capelli sulle tonalità del grigio-bianco. Mi sono sempre piaciuti i capelli bianchi, o quelli “sale e pepe”, li ho sempre trovati molto eleganti. Un giorno, nel salone della mia “storica” parrucchiera, durante il mio solito trattamento – colore, spuntatina e piega −  le ho parlato della mia idea di voler tagliare i capelli a caschetto e che l’avrei fatto solo per un determinato colore − sapevo già che un colore così azzardato non era fattibile su dei capelli così lunghi − così le ho fatto vedere una foto che ritraeva una ragazza con dei bellissimi capelli grigi con meches bianche. La mia parrucchiera, che è sempre stata una “fan” dei miei capelli e che non mi ha mai proposto di tagliarli, nel sentire la mia richiesta, mi ha risposto a “brutto muso” con testuali parole: «Tu! Il bianco! Sai quanto ci vuole per portar via i tuoi strati di nero fatti in questi anni? Io non ti rovino i capelli, se vuoi una cosa del genere ti faccio firmare un contratto!». Inizialmente ho pensato che non me li volesse fare chissà per quale motivo, o che non li sapesse fare di quel colore: che fosse una scusa.                

Nei giorni seguenti – visto che il tarlo del capello bianco mi era rimasto – ho pensato di chiedere ad altri parrucchieri; se avessi sentito un altro rifiuto, avrei abbandonato la mia idea. Mi sono messa alla ricerca e ho trovato un parrucchiere della zona che pubblicava foto di capelli dai colori particolari e ho pensato che avrebbe fatto al caso mio. Gli ho mandato una mail spiegando la mia idea e allegando foto dei miei capelli allo stato attuale e di come li avrei voluti.  Questa persona mi ha risposto dicendo che si potevano fare, ma per potermi dare la conferma, avrebbe dovuto constatare lo stato dei miei capelli e così ho preso l’appuntamento.       

Il 4 giugno alle 15.30 mi sono presentata al suo salone. Mi sono seduta e ho sciolto la lunga coda che portavo quel giorno. Il parrucchiere, vedendo i miei capelli, li ha subito elogiati dicendo che erano bellissimi e sanissimi, ha aggiunto che potevo fare il trattamento richiesto su dei capelli più corti e che sarei dovuta stare “sotto i ferri” l’intera giornata e forse anche il giorno seguente. Gli ho detto che non me li avevano voluti fare per via della pericolosità del trattamento, e lui, sicuro, con testuali parole mi ha risposto: «Tutto si può fare!».  Mi ha spiegato che avrebbe fatto tante decolorazioni a basso volume e che in questo modo i capelli non si sarebbero rovinati, al limite un po’ seccati, come di norma accade con le decolorazioni. Poi – dicendo che era il “colore dell’anno” –  mi ha fatto vedere un video che faceva proprio al caso mio, ovvero di una modella con i capelli neri sulla quale veniva eseguito lo stesso trattamento che avrei fatto. Entusiasta dei risultati a video – già mi immaginavo con un bel caschetto bianco-grigio − gli ho detto di procedere, lui si è girato verso le sue assistenti e ha esordito così: «Lo sapete che ci dobbiamo fa’ il culo oggi?». Poi ha preso le forbici e un elastico rosso, mi ha legato i capelli in una coda bassa e… “zac” me li ha tagliati. Ho sempre pensato di soffrire per il taglio dei capelli e invece mi sono vista allo specchio con un bel caschetto corposo, ero contenta perché non mi ero mai vista così. Mi giro e a fianco a me, sul mobiletto, era appoggiata la mia coda di circa 55 centimetri per un etto di capelli. Vederli lì soli soletti − ad essere sinceri − mi ha fatto un po’ senso: quella “cosa” che mi ha accompagnato per tanti anni ed è cresciuta con me, non c’era più.                           

Dopo pochi minuti, è arrivata l’assistente con il carrello con tutto l’armamentario per il trattamento – pennello, decolorante e stagnole – e ha iniziato ad applicare il decolorante a circa 3 centimetri dalla radice chiudendo poi la stagnola che aveva precedentemente posizionato sotto a ogni ciocca. Ho trascorso così l’intero pomeriggio, tra spennellate di decolorante, chiusura e riapertura delle stagnole, nuova spennellata di decolorante; sempre così per ben tre volte. Ero diventata impaziente e soprattutto curiosa. Verso le 19.30 – dopo quattro ore di trattamento – mi hanno tolto le stagnole. Immaginavo di trovarmi dei bei capelli bianchi e invece, mi sono guardata allo specchio di fronte a me e ho visto tante ciocche color tuorlo d’uovo. Mi hanno spiegato che il nero era difficile da portar via e che sarei dovuta tornare la mattina seguente. L’assistente mi ha lavato i capelli e vi ha applicato una crema,  poi mi ha fatto una coda – viste le condizioni – e sono tornata a casa.                                                   

La mattina del 5 giugno mi sono presentata al salone alle nove in punto, eravamo ancora a metà lavoro ed ero troppo impaziente di vedere il risultato finale. Mi sono seduta, l’assistente ha ricominciato il trattamento con il decolorante e mi ha detto che dopo quell’ultima applicazione, i capelli sarebbero diventati bianchi e su quelli avrei potuto fare tutti i colori: grigio, rosa, azzurrino… Dopo circa tre ore, mi hanno tolto le stagnole, “Evvai”, pensavo dentro di me, “Ci siamo”, mi sono guardata allo specchio e… avevo i capelli biondi! Mi hanno detto che il trattamento non era ancora finito e che avrebbero dovuto passarmi un tonalizzante grigio. Delusa, ma ancora speranzosa, sono andata al lavatesta, dove mi hanno sciacquato il decolorante e applicato il tonalizzante. Trascorso il tempo di posa e sciacquato il tonalizzante, i miei capelli erano ancora perfettamente biondi. Sono tornata al lavatesta e mi hanno applicato nuovamente il tonalizzante. Avevo perso la speranza e infatti, appena sciacquata la seconda applicazione, avevo la testa di un bruttissimo biondo cenere, che non si avvicinava lontanamente al bianco o al grigio che desideravo. Mi sono rivolta al parrucchiere dicendogli che tutto avrei voluto tranne che il biondo. Lui mi ha risposto che per raggiungere il risultato sarei dovuta tornare il mese prossimo, poi ha preso le forbici e mi ha “sistemato” il taglio facendomi un caschetto più corto di quello richiesto e ha proceduto alla piega. Mi sono guardata allo specchio, i capelli erano tutti secchi, sembravano canapa, di quella che utilizzano gli idraulici, al tatto non erano più i miei capelli morbidi e setosi, e poi erano biondi! Il biondo proprio non mi andava giù. Delusa – anche se ancora dovevo realizzare perché era una novità, ero confusa e stanca visto che si erano fatte le 15.30  ed ero stata lì per ben sei ore – mi sono alzata e sono andata alla cassa a pagare un conto salatissimo. Il titolare mi ha salutato chiedendomi se ci saremmo rivisti per il trattamento nel mese prossimo. In quel momento gli ho detto di sì, poi ho salutato tutti e sono uscita.                           

Tornata a casa, sono stata un’ora davanti allo specchio a guardare quei capelli ormai irriconoscibili, non solo nel colore, ma anche al tatto. Ho deciso di chiamare il parrucchiere, non avrei potuto resistere un mese con quel biondo – chiamarlo biondo sarebbe stato un complimento – e non avrei potuto continuare a rovinare i capelli il mese dopo con ulteriori decolorazioni, capelli che erano già stati ridotti “all’osso”. Il discorso che mi è stato fatto in parrucchierìa era da pazzi! Quando mi ha risposto al telefono l’ho sentito nervoso – conscio del danno che aveva fatto e delle fesserie che aveva detto – gli ho chiesto subito se avesse potuto riparare con la tinta nero-blu che ero solita fare e mi ha detto di tornare il mattino seguente per le correzioni richieste.           

La mattina del 6 giugno sono tornata al salone, il parrucchiere mi ha spiegato che avrebbe fatto una pre-pigmentazione per poi procedere con la tinta nero-blu. In breve, mi hanno applicato il trattamento e poi il colore. Al risciacquo il parrucchiere ha detto che c’era bisogno di un’altra applicazione di tinta perché era venuta troppo “metallica”. Fatto ciò e trascorso il tempo di posa, mi hanno risciacquato. Mi sono seduta sulla poltroncina per la messa in piega e ho notato che la ragazza che asciugava i miei capelli, li guardava preoccupata. Mi sono vista allo specchio ed è stato un incubo. Ho visto un nero blando e spento, altre ciocche che si spezzavano, capelli che volavano ovunque. Avevo un magone che quasi mi faceva male lo stomaco. Se non mi fossi trovata lì, sarei scoppiata in lacrime seduta stante. Mi è passata davanti agli occhi tutta la mia vita con i miei capelli: la soddisfazione che provavo quando mi arrotolavo tra le dita quelle ciocche setose e robuste, la lunga coda che facevo spesso, le persone che mi fermavano per chiedermi se fossero tutti miei. In quell’istante ho visto con occhi velati dall’amore anche i momenti passati a districarli sotto la doccia: erano parte di me e non c’erano più. Non solo non erano più lunghi, ma erano anche rovinati. Erano diventati ispidi e sottili, talmente danneggiati che si muovevano tutti assieme, come una parrucca di pessima fattura. Era riuscito a rovinare i miei bellissimi capelli ed io non mi riconoscevo più.                                            

Finita la messa in piega – erano le 14.30 – nel salutare ho visto la faccia funerea del titolare che – senza parlare – ha accennato un saluto verso di me, poi sono uscita pensando che mai avrei rimesso piede in quel posto.                               

Sono tornata a casa a piedi. Durante il tragitto, gli occhiali da sole hanno schermato i miei occhi lucidi e avevo un groppo enorme alla gola. Passavo davanti ai negozi e non avevo il coraggio di guardare il mio riflesso nelle vetrine, né tantomeno quello di avvicinare le mani ai capelli; andavo di fretta e non vedevo l’ora di tornare a casa, perché di lì a poco sarei scoppiata a piangere. Rientrata, ho trovato i miei genitori, non mi hanno detto nulla, avevano capito tutto dalla mia faccia. Non sono riuscita a toccare il pranzo che mi aveva lasciato mamma sul tavolo e sono scoppiata in lacrime.    Il dolore era troppo forte e in quel momento non volevo sentire nessuno. Mi sembrava di vivere un incubo. L’entusiasmo che avevo prima di quei tre giorni e che è sempre stato parte del mio carattere, era totalmente scomparso.                                

Una mezz’ora dopo è arrivato il mio ragazzo a prendermi, non avevo nessuna voglia di uscire. Non mi ha detto nulla dei capelli, per lui era una cosa futile, lunghi o corti non faceva alcuna differenza. Sono riuscita a prepararmi e siamo usciti. Prima che entrasse in macchina gli ho detto di passarmi a prendere davanti alla casa della mia amica. Dovevo far vedere a lei il disastro e volevo avere il conforto di una persona che forse – essendo una donna oltre che la mia amica – avrebbe capito. Ho suonato il suo campanello ed è scesa. Quando mi ha visto non poteva crederci e la prima cosa che ha detto è stata: «È riuscito a rovinare i tuoi bellissimi capelli!». Ha continuato dicendo che se fosse capitato a lei – con i suoi capelli sottili – sarebbe rimasta calva e ha cercato di confortarmi dicendo che i capelli sarebbero tornati quelli di una volta. L’ho salutata e sono salita in macchina.                           

Nel pomeriggio ho visto parecchie persone. Molti vendendomi in quello stato non hanno avuto il coraggio di dirmi nulla, alcuni erano curiosi di sapere, altri dicevano che comunque il taglio mi stava bene. Il problema non era il taglio, ma il danno. Stranamente mi ha fatto più piacere sentire chi ha cercato di farmi ridere prendendomi in giro e chiamandomi “Elda doppie punte” – proprio a me che prima di quel giorno non conoscevo l’esistenza delle doppie punte – ed è riuscito a strapparmi un sorriso nonostante avesse rigirato il dito nella piaga. Poi c’è stato un commento di chi, scioccato per l’accaduto poiché ha sempre elogiato i miei capelli, non conoscendo la storia mi ha detto con testuali parole: «Che cazzo stavi a pensà quando ti stava a taglià i capelli?».                       

I tre giorni seguenti sono stati tremendi, ho pianto sempre e non ho parlato con nessuno, a casa erano preoccupati visto che sono sempre stata una grandissima chiacchierona. Poi il dolore si è tramutato in rabbia. Nei giorni dopo ho chiesto pareri a vari professionisti del settore, tutti dicevano che era un danno frutto dell’incompetenza di quella persona – chiamarlo parrucchiere sarebbe stata un’offesa verso tutta la categoria – mi è stato detto che la premura di un bravo parrucchiere dovrebbe essere quella di conservare sempre la fibra del capello anche di fronte ad un mancato guadagno; era un lavoro da non fare e addirittura da denunciare. Ero combattuta sul da farsi, però ho voluto ascoltare i miei genitori che mi hanno sconsigliato di intraprendere una causa civile per via delle lungaggini della burocrazia italiana.                       

Visto che sono sempre stata una persona che non si è mai abbattuta, una di quelle che ha sempre visto il “bicchiere mezzo pieno”, ho cercato di riprendermi e una settimana dopo sono tornata dalla mia parrucchiera per riparare il danno. Quando mi ha visto è rimasta scioccata, non se lo aspettava tutto quel disastro. I capelli della zona superiore erano tutti spezzati a 4 centimetri dalla radice, le punte invisibili per quanto erano state danneggiate,  i capelli avevano perso tutta la loro elasticità. Quando li lavavo, “bevevano” parecchio e impiegavo un’ora ad asciugarli, mentre con i miei 90 centimetri di capelli ci mettevo venti minuti per quanto erano sani e – come direbbero i parrucchieri – con le “squame” chiuse. La parrucchiera però mi ha rincuorato, dicendo che almeno le radici erano sane e i capelli, con i dovuti trattamenti alla cheratina e tanta pazienza, sarebbero stati riparati. Mi sentivo come Sansone, però mi sono fatta forza e ho iniziato subito a curarli: con trattamenti dalla parrucchiera, il mantenimento a casa e gli integratori al miglio. Mi sono costati tempo e soldi e, come diceva mamma, erano diventati il “tormentone” dell’estate.        

Ora, passati sei mesi, posso dire di essermi ripresa, i capelli si sono in parte risanati e sono anche cresciuti parecchio. Devo essere sincera, ogni tanto mi viene la nostalgia e allora riguardo la mia lunga coda che è custodita in una scatola e che, non ha perso la sua lucentezza. È difficile far capire alle persone che non hanno mai portato i capelli così lunghi per così tanto tempo quello che si prova. È come subire un danno con un’operazione estetica e non riconoscersi più. Lo so che sono capelli e ricresceranno e torneranno quelli di una volta, lo so che per molti sono una cosa futile e di pura vanità, però erano il mio marchio di fabbrica, sono cresciuti con me e perderli è stato un dolore troppo forte.                                               

Per questo, quest’anno non è il  solito calendario glamour. Ho voluto dedicare il mio nuovo calendario fotografico 2016 ai miei capelli, per conservarne un ricordo nel tempo. Il titolo è una citazione alla famosa canzone Love is in the air di John Paul Young che nel mio caso, vista l’assonanza delle parole “air” e “hair” è diventato Love is in the hair ovvero “L’amore è nei capelli”.               

Spero di non avervi annoiato con la mia storia, spero che le foto vi piacciano, sicuramente sono state realizzate con il cuore e spero anche di far tornare i miei capelli “all’antico splendore”.   

Buon 2016 a tutti!

LOVE IS IN THE (H)AIR - 2016 CALENDAR by ideareattiva LOVE IS IN THE (H)AIR - 2016 CALENDAR by ideareattiva LOVE IS IN THE (H)AIR - 2016 CALENDAR by ideareattiva LOVE IS IN THE (H)AIR - 2016 CALENDAR by ideareattiva
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Lenses: Nikon 60mm. micro f/2.8
Concept, shooting, editing: Ideareattiva
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- 5 aprile 2009: partecipazione con foto e illustrazioni all''evento "Rifiuti/amoci" al DEP ART di Grottammare (AP)
- 22 Marzo 2009: partecipazione alla mostra collettiva "Acquale costo?" al DEP ART di Grottammare (AP)
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- Aprile 2015 A&S Italy n.032: Assy "AHD - Nuove generazioni crescono"
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- Giugno 2014 B.U.M. (Bollettino Ufficiale Municipale) Anno 21 N.6 – Foto in 1° copertina
- Maggio 2014 Corriere Adriatico Anno 154 N. 137 20/05/14 – Adv 4° copertina
- Maggio 2014 Corriere Adriatico Anno 154 N. 134 17/05/14 – Adv 1° copertina
- Maggio 2014 Corriere Adriatico Anno 154 N. 123 06/05/14 – Adv 4° copertina
- Aprile 2014 Corriere Adriatico Anno 154 N. 104 15/04/14 – Adv 4° copertina
- Aprile 2014 A&S Italy n. 026: Assy "La fine delle linee l'inizio del megapixel"
- Giugno 2013 A&S Italy n. 021: Ascani - Icatch "L'unione vincente, l'eccellenza delle tecnologie"
- Aprile 2013 A&S Italy n. 020: Assy "Oltre il muro dell'analogico" (3° posto Advertising Award A&S Italy 2014)
- 2013 Pubblicazione su Nikon Life: www.nikonschool.it/life/calend…
- Ottobre 2012 A&S Italy n.017: Assy "Osserva il mondo nei dettagli"
- Ottobre 2011 A&S Italy n. 011: Ascani "Pima - La tua sicurezza è in buone mani"
- Maggio 2010 Fotonotiziario n°14 22 - Anno 64° pag.52
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- Maggio 2009: Primo premio concorso Boscolo Travel: blog.zooppa.it/2009/05/risulta…
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"Love is in the (h)air - Una storia di... capelli"
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C’era una volta una ragazza con dei capelli lunghissimi… Avrei voluto iniziare così il mio racconto, ma il “c’era una volta” in genere  finisce con un “…e vissero felici e contenti” e le storie non sempre hanno un lieto fine.
I capelli: c’è chi li ha corti, chi lunghi, chi lisci, chi mossi, chi biondi, chi mori, chi li odia, chi li ama.

Amo e amavo i miei capelli, soprattutto i miei “vecchi” capelli, quelli che ho tagliato il 4 giugno 2015. Negli ultimi quindici anni li ho portati sempre allo stesso modo: neri, lisci, talmente pari che sembravano tagliati con la squadretta e corredati da una drittissima frangia corta. Erano lunghi, di una lunghezza che veniva definita “chilometrica”. Del resto avevo circa 90 centimetri di capelli, definirli lunghi sarebbe stato un eufemismo! Quella “chioma” era il mio vanto, la curavo con attenzione certosina, era sana e lucida, senza l’ombra di una doppia punta: era il frutto di tanti anni di lavoro.

Il 4 giugno è successo il disastro.
                                
Tutto è cominciato da un desiderio, il desiderio di cambiare e voler tingere i miei capelli sulle tonalità del grigio-bianco. Mi sono sempre piaciuti i capelli bianchi, o quelli “sale e pepe”, li ho sempre trovati molto eleganti. Un giorno, nel salone della mia “storica” parrucchiera, durante il mio solito trattamento – colore, spuntatina e piega −  le ho parlato della mia idea di voler tagliare i capelli a caschetto e che l’avrei fatto solo per un determinato colore − sapevo già che un colore così azzardato non era fattibile su dei capelli così lunghi − così le ho fatto vedere una foto che ritraeva una ragazza con dei bellissimi capelli grigi con meches bianche. La mia parrucchiera, che è sempre stata una “fan” dei miei capelli e che non mi ha mai proposto di tagliarli, nel sentire la mia richiesta, mi ha risposto a “brutto muso” con testuali parole: «Tu! Il bianco! Sai quanto ci vuole per portar via i tuoi strati di nero fatti in questi anni? Io non ti rovino i capelli, se vuoi una cosa del genere ti faccio firmare un contratto!». Inizialmente ho pensato che non me li volesse fare chissà per quale motivo, o che non li sapesse fare di quel colore: che fosse una scusa.                 

Nei giorni seguenti – visto che il tarlo del capello bianco mi era rimasto – ho pensato di chiedere ad altri parrucchieri; se avessi sentito un altro rifiuto, avrei abbandonato la mia idea. Mi sono messa alla ricerca e ho trovato un parrucchiere della zona che pubblicava foto di capelli dai colori particolari e ho pensato che avrebbe fatto al caso mio. Gli ho mandato una mail spiegando la mia idea e allegando foto dei miei capelli allo stato attuale e di come li avrei voluti.  Questa persona mi ha risposto dicendo che si potevano fare, ma per potermi dare la conferma, avrebbe dovuto constatare lo stato dei miei capelli e così ho preso l’appuntamento.        

Il 4 giugno alle 15.30 mi sono presentata al suo salone. Mi sono seduta e ho sciolto la lunga coda che portavo quel giorno. Il parrucchiere, vedendo i miei capelli, li ha subito elogiati dicendo che erano bellissimi e sanissimi, ha aggiunto che potevo fare il trattamento richiesto su dei capelli più corti e che sarei dovuta stare “sotto i ferri” l’intera giornata e forse anche il giorno seguente. Gli ho detto che non me li avevano voluti fare per via della pericolosità del trattamento, e lui, sicuro, con testuali parole mi ha risposto: «Tutto si può fare!».  Mi ha spiegato che avrebbe fatto tante decolorazioni a basso volume e che in questo modo i capelli non si sarebbero rovinati, al limite un po’ seccati, come di norma accade con le decolorazioni. Poi – dicendo che era il “colore dell’anno” –  mi ha fatto vedere un video che faceva proprio al caso mio, ovvero di una modella con i capelli neri sulla quale veniva eseguito lo stesso trattamento che avrei fatto. Entusiasta dei risultati a video – già mi immaginavo con un bel caschetto bianco-grigio − gli ho detto di procedere, lui si è girato verso le sue assistenti e ha esordito così: «Lo sapete che ci dobbiamo fa’ il culo oggi?». Poi ha preso le forbici e un elastico rosso, mi ha legato i capelli in una coda bassa e… “zac” me li ha tagliati. Ho sempre pensato di soffrire per il taglio dei capelli e invece mi sono vista allo specchio con un bel caschetto corposo, ero contenta perché non mi ero mai vista così. Mi giro e a fianco a me, sul mobiletto, era appoggiata la mia coda di circa 55 centimetri per un etto di capelli. Vederli lì soli soletti − ad essere sinceri − mi ha fatto un po’ senso: quella “cosa” che mi ha accompagnato per tanti anni ed è cresciuta con me, non c’era più.                            

Dopo pochi minuti, è arrivata l’assistente con il carrello con tutto l’armamentario per il trattamento – pennello, decolorante e stagnole – e ha iniziato ad applicare il decolorante a circa 3 centimetri dalla radice chiudendo poi la stagnola che aveva precedentemente posizionato sotto a ogni ciocca. Ho trascorso così l’intero pomeriggio, tra spennellate di decolorante, chiusura e riapertura delle stagnole, nuova spennellata di decolorante; sempre così per ben tre volte. Ero diventata impaziente e soprattutto curiosa. Verso le 19.30 – dopo quattro ore di trattamento – mi hanno tolto le stagnole. Immaginavo di trovarmi dei bei capelli bianchi e invece, mi sono guardata allo specchio di fronte a me e ho visto tante ciocche color tuorlo d’uovo. Mi hanno spiegato che il nero era difficile da portar via e che sarei dovuta tornare la mattina seguente. L’assistente mi ha lavato i capelli e vi ha applicato una crema,  poi mi ha fatto una coda – viste le condizioni – e sono tornata a casa.                                                    

La mattina del 5 giugno mi sono presentata al salone alle nove in punto, eravamo ancora a metà lavoro ed ero troppo impaziente di vedere il risultato finale. Mi sono seduta, l’assistente ha ricominciato il trattamento con il decolorante e mi ha detto che dopo quell’ultima applicazione, i capelli sarebbero diventati bianchi e su quelli avrei potuto fare tutti i colori: grigio, rosa, azzurrino… Dopo circa tre ore, mi hanno tolto le stagnole, “Evvai”, pensavo dentro di me, “Ci siamo”, mi sono guardata allo specchio e… avevo i capelli biondi! Mi hanno detto che il trattamento non era ancora finito e che avrebbero dovuto passarmi un tonalizzante grigio. Delusa, ma ancora speranzosa, sono andata al lavatesta, dove mi hanno sciacquato il decolorante e applicato il tonalizzante. Trascorso il tempo di posa e sciacquato il tonalizzante, i miei capelli erano ancora perfettamente biondi. Sono tornata al lavatesta e mi hanno applicato nuovamente il tonalizzante. Avevo perso la speranza e infatti, appena sciacquata la seconda applicazione, avevo la testa di un bruttissimo biondo cenere, che non si avvicinava lontanamente al bianco o al grigio che desideravo. Mi sono rivolta al parrucchiere dicendogli che tutto avrei voluto tranne che il biondo. Lui mi ha risposto che per raggiungere il risultato sarei dovuta tornare il mese prossimo, poi ha preso le forbici e mi ha “sistemato” il taglio facendomi un caschetto più corto di quello richiesto e ha proceduto alla piega. Mi sono guardata allo specchio, i capelli erano tutti secchi, sembravano canapa, di quella che utilizzano gli idraulici, al tatto non erano più i miei capelli morbidi e setosi, e poi erano biondi! Il biondo proprio non mi andava giù. Delusa – anche se ancora dovevo realizzare perché era una novità, ero confusa e stanca visto che si erano fatte le 15.30  ed ero stata lì per ben sei ore – mi sono alzata e sono andata alla cassa a pagare un conto salatissimo. Il titolare mi ha salutato chiedendomi se ci saremmo rivisti per il trattamento nel mese prossimo. In quel momento gli ho detto di sì, poi ho salutato tutti e sono uscita.                            

Tornata a casa, sono stata un’ora davanti allo specchio a guardare quei capelli ormai irriconoscibili, non solo nel colore, ma anche al tatto. Ho deciso di chiamare il parrucchiere, non avrei potuto resistere un mese con quel biondo – chiamarlo biondo sarebbe stato un complimento – e non avrei potuto continuare a rovinare i capelli il mese dopo con ulteriori decolorazioni, capelli che erano già stati ridotti “all’osso”. Il discorso che mi è stato fatto in parrucchierìa era da pazzi! Quando mi ha risposto al telefono l’ho sentito nervoso – conscio del danno che aveva fatto e delle fesserie che aveva detto – gli ho chiesto subito se avesse potuto riparare con la tinta nero-blu che ero solita fare e mi ha detto di tornare il mattino seguente per le correzioni richieste.            

La mattina del 6 giugno sono tornata al salone, il parrucchiere mi ha spiegato che avrebbe fatto una pre-pigmentazione per poi procedere con la tinta nero-blu. In breve, mi hanno applicato il trattamento e poi il colore. Al risciacquo il parrucchiere ha detto che c’era bisogno di un’altra applicazione di tinta perché era venuta troppo “metallica”. Fatto ciò e trascorso il tempo di posa, mi hanno risciacquato. Mi sono seduta sulla poltroncina per la messa in piega e ho notato che la ragazza che asciugava i miei capelli, li guardava preoccupata. Mi sono vista allo specchio ed è stato un incubo. Ho visto un nero blando e spento, altre ciocche che si spezzavano, capelli che volavano ovunque. Avevo un magone che quasi mi faceva male lo stomaco. Se non mi fossi trovata lì, sarei scoppiata in lacrime seduta stante. Mi è passata davanti agli occhi tutta la mia vita con i miei capelli: la soddisfazione che provavo quando mi arrotolavo tra le dita quelle ciocche setose e robuste, la lunga coda che facevo spesso, le persone che mi fermavano per chiedermi se fossero tutti miei. In quell’istante ho visto con occhi velati dall’amore anche i momenti passati a districarli sotto la doccia: erano parte di me e non c’erano più. Non solo non erano più lunghi, ma erano anche rovinati. Erano diventati ispidi e sottili, talmente danneggiati che si muovevano tutti assieme, come una parrucca di pessima fattura. Era riuscito a rovinare i miei bellissimi capelli ed io non mi riconoscevo più.                                             

Finita la messa in piega – erano le 14.30 – nel salutare ho visto la faccia funerea del titolare che – senza parlare – ha accennato un saluto verso di me, poi sono uscita pensando che mai avrei rimesso piede in quel posto.                                

Sono tornata a casa a piedi. Durante il tragitto, gli occhiali da sole hanno schermato i miei occhi lucidi e avevo un groppo enorme alla gola. Passavo davanti ai negozi e non avevo il coraggio di guardare il mio riflesso nelle vetrine, né tantomeno quello di avvicinare le mani ai capelli; andavo di fretta e non vedevo l’ora di tornare a casa, perché di lì a poco sarei scoppiata a piangere. Rientrata, ho trovato i miei genitori, non mi hanno detto nulla, avevano capito tutto dalla mia faccia. Non sono riuscita a toccare il pranzo che mi aveva lasciato mamma sul tavolo e sono scoppiata in lacrime.    Il dolore era troppo forte e in quel momento non volevo sentire nessuno. Mi sembrava di vivere un incubo. L’entusiasmo che avevo prima di quei tre giorni e che è sempre stato parte del mio carattere, era totalmente scomparso.                                 

Una mezz’ora dopo è arrivato il mio ragazzo a prendermi, non avevo nessuna voglia di uscire. Non mi ha detto nulla dei capelli, per lui era una cosa futile, lunghi o corti non faceva alcuna differenza. Sono riuscita a prepararmi e siamo usciti. Prima che entrasse in macchina gli ho detto di passarmi a prendere davanti alla casa della mia amica. Dovevo far vedere a lei il disastro e volevo avere il conforto di una persona che forse – essendo una donna oltre che la mia amica – avrebbe capito. Ho suonato il suo campanello ed è scesa. Quando mi ha visto non poteva crederci e la prima cosa che ha detto è stata: «È riuscito a rovinare i tuoi bellissimi capelli!». Ha continuato dicendo che se fosse capitato a lei – con i suoi capelli sottili – sarebbe rimasta calva e ha cercato di confortarmi dicendo che i capelli sarebbero tornati quelli di una volta. L’ho salutata e sono salita in macchina.                            

Nel pomeriggio ho visto parecchie persone. Molti vendendomi in quello stato non hanno avuto il coraggio di dirmi nulla, alcuni erano curiosi di sapere, altri dicevano che comunque il taglio mi stava bene. Il problema non era il taglio, ma il danno. Stranamente mi ha fatto più piacere sentire chi ha cercato di farmi ridere prendendomi in giro e chiamandomi “Elda doppie punte” – proprio a me che prima di quel giorno non conoscevo l’esistenza delle doppie punte – ed è riuscito a strapparmi un sorriso nonostante avesse rigirato il dito nella piaga. Poi c’è stato un commento di chi, scioccato per l’accaduto poiché ha sempre elogiato i miei capelli, non conoscendo la storia mi ha detto con testuali parole: «Che cazzo stavi a pensà quando ti stava a taglià i capelli?».                        

I tre giorni seguenti sono stati tremendi, ho pianto sempre e non ho parlato con nessuno, a casa erano preoccupati visto che sono sempre stata una grandissima chiacchierona. Poi il dolore si è tramutato in rabbia. Nei giorni dopo ho chiesto pareri a vari professionisti del settore, tutti dicevano che era un danno frutto dell’incompetenza di quella persona – chiamarlo parrucchiere sarebbe stata un’offesa verso tutta la categoria – mi è stato detto che la premura di un bravo parrucchiere dovrebbe essere quella di conservare sempre la fibra del capello anche di fronte ad un mancato guadagno; era un lavoro da non fare e addirittura da denunciare. Ero combattuta sul da farsi, però ho voluto ascoltare i miei genitori che mi hanno sconsigliato di intraprendere una causa civile per via delle lungaggini della burocrazia italiana.                        

Visto che sono sempre stata una persona che non si è mai abbattuta, una di quelle che ha sempre visto il “bicchiere mezzo pieno”, ho cercato di riprendermi e una settimana dopo sono tornata dalla mia parrucchiera per riparare il danno. Quando mi ha visto è rimasta scioccata, non se lo aspettava tutto quel disastro. I capelli della zona superiore erano tutti spezzati a 4 centimetri dalla radice, le punte invisibili per quanto erano state danneggiate,  i capelli avevano perso tutta la loro elasticità. Quando li lavavo, “bevevano” parecchio e impiegavo un’ora ad asciugarli, mentre con i miei 90 centimetri di capelli ci mettevo venti minuti per quanto erano sani e – come direbbero i parrucchieri – con le “squame” chiuse. La parrucchiera però mi ha rincuorato, dicendo che almeno le radici erano sane e i capelli, con i dovuti trattamenti alla cheratina e tanta pazienza, sarebbero stati riparati. Mi sentivo come Sansone, però mi sono fatta forza e ho iniziato subito a curarli: con trattamenti dalla parrucchiera, il mantenimento a casa e gli integratori al miglio. Mi sono costati tempo e soldi e, come diceva mamma, erano diventati il “tormentone” dell’estate.         

Ora, passati sei mesi, posso dire di essermi ripresa, i capelli si sono in parte risanati e sono anche cresciuti parecchio. Devo essere sincera, ogni tanto mi viene la nostalgia e allora riguardo la mia lunga coda che è custodita in una scatola e che, non ha perso la sua lucentezza. È difficile far capire alle persone che non hanno mai portato i capelli così lunghi per così tanto tempo quello che si prova. È come subire un danno con un’operazione estetica e non riconoscersi più. Lo so che sono capelli e ricresceranno e torneranno quelli di una volta, lo so che per molti sono una cosa futile e di pura vanità, però erano il mio marchio di fabbrica, sono cresciuti con me e perderli è stato un dolore troppo forte.                                                

Per questo, quest’anno non è il  solito calendario glamour. Ho voluto dedicare il mio nuovo calendario fotografico 2016 ai miei capelli, per conservarne un ricordo nel tempo. Il titolo è una citazione alla famosa canzone Love is in the air di John Paul Young che nel mio caso, vista l’assonanza delle parole “air” e “hair” è diventato Love is in the hair ovvero “L’amore è nei capelli”.                

Spero di non avervi annoiato con la mia storia, spero che le foto vi piacciano, sicuramente sono state realizzate con il cuore e spero anche di far tornare i miei capelli “all’antico splendore”.    

Buon 2016 a tutti!

...


INFO

   Camera: Nikon D800
   Lenses: Nikon 60mm. micro f/2.8
   Concept, shooting, editing: Ideareattiva
   Graphic (cover and calendar): Ideareattiva

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"Love is in the (h)air - Una storia di... capelli"
2016 Calendar

C’era una volta una ragazza con dei capelli lunghissimi… Avrei voluto iniziare così il mio racconto, ma il “c’era una volta” in genere  finisce con un “…e vissero felici e contenti” e le storie non sempre hanno un lieto fine.
I capelli: c’è chi li ha corti, chi lunghi, chi lisci, chi mossi, chi biondi, chi mori, chi li odia, chi li ama.

Amo e amavo i miei capelli, soprattutto i miei “vecchi” capelli, quelli che ho tagliato il 4 giugno 2015. Negli ultimi quindici anni li ho portati sempre allo stesso modo: neri, lisci, talmente pari che sembravano tagliati con la squadretta e corredati da una drittissima frangia corta. Erano lunghi, di una lunghezza che veniva definita “chilometrica”. Del resto avevo circa 90 centimetri di capelli, definirli lunghi sarebbe stato un eufemismo! Quella “chioma” era il mio vanto, la curavo con attenzione certosina, era sana e lucida, senza l’ombra di una doppia punta: era il frutto di tanti anni di lavoro.

Il 4 giugno è successo il disastro.
                                
Tutto è cominciato da un desiderio, il desiderio di cambiare e voler tingere i miei capelli sulle tonalità del grigio-bianco. Mi sono sempre piaciuti i capelli bianchi, o quelli “sale e pepe”, li ho sempre trovati molto eleganti. Un giorno, nel salone della mia “storica” parrucchiera, durante il mio solito trattamento – colore, spuntatina e piega −  le ho parlato della mia idea di voler tagliare i capelli a caschetto e che l’avrei fatto solo per un determinato colore − sapevo già che un colore così azzardato non era fattibile su dei capelli così lunghi − così le ho fatto vedere una foto che ritraeva una ragazza con dei bellissimi capelli grigi con meches bianche. La mia parrucchiera, che è sempre stata una “fan” dei miei capelli e che non mi ha mai proposto di tagliarli, nel sentire la mia richiesta, mi ha risposto a “brutto muso” con testuali parole: «Tu! Il bianco! Sai quanto ci vuole per portar via i tuoi strati di nero fatti in questi anni? Io non ti rovino i capelli, se vuoi una cosa del genere ti faccio firmare un contratto!». Inizialmente ho pensato che non me li volesse fare chissà per quale motivo, o che non li sapesse fare di quel colore: che fosse una scusa.                 

Nei giorni seguenti – visto che il tarlo del capello bianco mi era rimasto – ho pensato di chiedere ad altri parrucchieri; se avessi sentito un altro rifiuto, avrei abbandonato la mia idea. Mi sono messa alla ricerca e ho trovato un parrucchiere della zona che pubblicava foto di capelli dai colori particolari e ho pensato che avrebbe fatto al caso mio. Gli ho mandato una mail spiegando la mia idea e allegando foto dei miei capelli allo stato attuale e di come li avrei voluti.  Questa persona mi ha risposto dicendo che si potevano fare, ma per potermi dare la conferma, avrebbe dovuto constatare lo stato dei miei capelli e così ho preso l’appuntamento.        

Il 4 giugno alle 15.30 mi sono presentata al suo salone. Mi sono seduta e ho sciolto la lunga coda che portavo quel giorno. Il parrucchiere, vedendo i miei capelli, li ha subito elogiati dicendo che erano bellissimi e sanissimi, ha aggiunto che potevo fare il trattamento richiesto su dei capelli più corti e che sarei dovuta stare “sotto i ferri” l’intera giornata e forse anche il giorno seguente. Gli ho detto che non me li avevano voluti fare per via della pericolosità del trattamento, e lui, sicuro, con testuali parole mi ha risposto: «Tutto si può fare!».  Mi ha spiegato che avrebbe fatto tante decolorazioni a basso volume e che in questo modo i capelli non si sarebbero rovinati, al limite un po’ seccati, come di norma accade con le decolorazioni. Poi – dicendo che era il “colore dell’anno” –  mi ha fatto vedere un video che faceva proprio al caso mio, ovvero di una modella con i capelli neri sulla quale veniva eseguito lo stesso trattamento che avrei fatto. Entusiasta dei risultati a video – già mi immaginavo con un bel caschetto bianco-grigio − gli ho detto di procedere, lui si è girato verso le sue assistenti e ha esordito così: «Lo sapete che ci dobbiamo fa’ il culo oggi?». Poi ha preso le forbici e un elastico rosso, mi ha legato i capelli in una coda bassa e… “zac” me li ha tagliati. Ho sempre pensato di soffrire per il taglio dei capelli e invece mi sono vista allo specchio con un bel caschetto corposo, ero contenta perché non mi ero mai vista così. Mi giro e a fianco a me, sul mobiletto, era appoggiata la mia coda di circa 55 centimetri per un etto di capelli. Vederli lì soli soletti − ad essere sinceri − mi ha fatto un po’ senso: quella “cosa” che mi ha accompagnato per tanti anni ed è cresciuta con me, non c’era più.                            

Dopo pochi minuti, è arrivata l’assistente con il carrello con tutto l’armamentario per il trattamento – pennello, decolorante e stagnole – e ha iniziato ad applicare il decolorante a circa 3 centimetri dalla radice chiudendo poi la stagnola che aveva precedentemente posizionato sotto a ogni ciocca. Ho trascorso così l’intero pomeriggio, tra spennellate di decolorante, chiusura e riapertura delle stagnole, nuova spennellata di decolorante; sempre così per ben tre volte. Ero diventata impaziente e soprattutto curiosa. Verso le 19.30 – dopo quattro ore di trattamento – mi hanno tolto le stagnole. Immaginavo di trovarmi dei bei capelli bianchi e invece, mi sono guardata allo specchio di fronte a me e ho visto tante ciocche color tuorlo d’uovo. Mi hanno spiegato che il nero era difficile da portar via e che sarei dovuta tornare la mattina seguente. L’assistente mi ha lavato i capelli e vi ha applicato una crema,  poi mi ha fatto una coda – viste le condizioni – e sono tornata a casa.                                                    

La mattina del 5 giugno mi sono presentata al salone alle nove in punto, eravamo ancora a metà lavoro ed ero troppo impaziente di vedere il risultato finale. Mi sono seduta, l’assistente ha ricominciato il trattamento con il decolorante e mi ha detto che dopo quell’ultima applicazione, i capelli sarebbero diventati bianchi e su quelli avrei potuto fare tutti i colori: grigio, rosa, azzurrino… Dopo circa tre ore, mi hanno tolto le stagnole, “Evvai”, pensavo dentro di me, “Ci siamo”, mi sono guardata allo specchio e… avevo i capelli biondi! Mi hanno detto che il trattamento non era ancora finito e che avrebbero dovuto passarmi un tonalizzante grigio. Delusa, ma ancora speranzosa, sono andata al lavatesta, dove mi hanno sciacquato il decolorante e applicato il tonalizzante. Trascorso il tempo di posa e sciacquato il tonalizzante, i miei capelli erano ancora perfettamente biondi. Sono tornata al lavatesta e mi hanno applicato nuovamente il tonalizzante. Avevo perso la speranza e infatti, appena sciacquata la seconda applicazione, avevo la testa di un bruttissimo biondo cenere, che non si avvicinava lontanamente al bianco o al grigio che desideravo. Mi sono rivolta al parrucchiere dicendogli che tutto avrei voluto tranne che il biondo. Lui mi ha risposto che per raggiungere il risultato sarei dovuta tornare il mese prossimo, poi ha preso le forbici e mi ha “sistemato” il taglio facendomi un caschetto più corto di quello richiesto e ha proceduto alla piega. Mi sono guardata allo specchio, i capelli erano tutti secchi, sembravano canapa, di quella che utilizzano gli idraulici, al tatto non erano più i miei capelli morbidi e setosi, e poi erano biondi! Il biondo proprio non mi andava giù. Delusa – anche se ancora dovevo realizzare perché era una novità, ero confusa e stanca visto che si erano fatte le 15.30  ed ero stata lì per ben sei ore – mi sono alzata e sono andata alla cassa a pagare un conto salatissimo. Il titolare mi ha salutato chiedendomi se ci saremmo rivisti per il trattamento nel mese prossimo. In quel momento gli ho detto di sì, poi ho salutato tutti e sono uscita.                            

Tornata a casa, sono stata un’ora davanti allo specchio a guardare quei capelli ormai irriconoscibili, non solo nel colore, ma anche al tatto. Ho deciso di chiamare il parrucchiere, non avrei potuto resistere un mese con quel biondo – chiamarlo biondo sarebbe stato un complimento – e non avrei potuto continuare a rovinare i capelli il mese dopo con ulteriori decolorazioni, capelli che erano già stati ridotti “all’osso”. Il discorso che mi è stato fatto in parrucchierìa era da pazzi! Quando mi ha risposto al telefono l’ho sentito nervoso – conscio del danno che aveva fatto e delle fesserie che aveva detto – gli ho chiesto subito se avesse potuto riparare con la tinta nero-blu che ero solita fare e mi ha detto di tornare il mattino seguente per le correzioni richieste.            

La mattina del 6 giugno sono tornata al salone, il parrucchiere mi ha spiegato che avrebbe fatto una pre-pigmentazione per poi procedere con la tinta nero-blu. In breve, mi hanno applicato il trattamento e poi il colore. Al risciacquo il parrucchiere ha detto che c’era bisogno di un’altra applicazione di tinta perché era venuta troppo “metallica”. Fatto ciò e trascorso il tempo di posa, mi hanno risciacquato. Mi sono seduta sulla poltroncina per la messa in piega e ho notato che la ragazza che asciugava i miei capelli, li guardava preoccupata. Mi sono vista allo specchio ed è stato un incubo. Ho visto un nero blando e spento, altre ciocche che si spezzavano, capelli che volavano ovunque. Avevo un magone che quasi mi faceva male lo stomaco. Se non mi fossi trovata lì, sarei scoppiata in lacrime seduta stante. Mi è passata davanti agli occhi tutta la mia vita con i miei capelli: la soddisfazione che provavo quando mi arrotolavo tra le dita quelle ciocche setose e robuste, la lunga coda che facevo spesso, le persone che mi fermavano per chiedermi se fossero tutti miei. In quell’istante ho visto con occhi velati dall’amore anche i momenti passati a districarli sotto la doccia: erano parte di me e non c’erano più. Non solo non erano più lunghi, ma erano anche rovinati. Erano diventati ispidi e sottili, talmente danneggiati che si muovevano tutti assieme, come una parrucca di pessima fattura. Era riuscito a rovinare i miei bellissimi capelli ed io non mi riconoscevo più.                                             

Finita la messa in piega – erano le 14.30 – nel salutare ho visto la faccia funerea del titolare che – senza parlare – ha accennato un saluto verso di me, poi sono uscita pensando che mai avrei rimesso piede in quel posto.                                

Sono tornata a casa a piedi. Durante il tragitto, gli occhiali da sole hanno schermato i miei occhi lucidi e avevo un groppo enorme alla gola. Passavo davanti ai negozi e non avevo il coraggio di guardare il mio riflesso nelle vetrine, né tantomeno quello di avvicinare le mani ai capelli; andavo di fretta e non vedevo l’ora di tornare a casa, perché di lì a poco sarei scoppiata a piangere. Rientrata, ho trovato i miei genitori, non mi hanno detto nulla, avevano capito tutto dalla mia faccia. Non sono riuscita a toccare il pranzo che mi aveva lasciato mamma sul tavolo e sono scoppiata in lacrime.    Il dolore era troppo forte e in quel momento non volevo sentire nessuno. Mi sembrava di vivere un incubo. L’entusiasmo che avevo prima di quei tre giorni e che è sempre stato parte del mio carattere, era totalmente scomparso.                                 

Una mezz’ora dopo è arrivato il mio ragazzo a prendermi, non avevo nessuna voglia di uscire. Non mi ha detto nulla dei capelli, per lui era una cosa futile, lunghi o corti non faceva alcuna differenza. Sono riuscita a prepararmi e siamo usciti. Prima che entrasse in macchina gli ho detto di passarmi a prendere davanti alla casa della mia amica. Dovevo far vedere a lei il disastro e volevo avere il conforto di una persona che forse – essendo una donna oltre che la mia amica – avrebbe capito. Ho suonato il suo campanello ed è scesa. Quando mi ha visto non poteva crederci e la prima cosa che ha detto è stata: «È riuscito a rovinare i tuoi bellissimi capelli!». Ha continuato dicendo che se fosse capitato a lei – con i suoi capelli sottili – sarebbe rimasta calva e ha cercato di confortarmi dicendo che i capelli sarebbero tornati quelli di una volta. L’ho salutata e sono salita in macchina.                            

Nel pomeriggio ho visto parecchie persone. Molti vendendomi in quello stato non hanno avuto il coraggio di dirmi nulla, alcuni erano curiosi di sapere, altri dicevano che comunque il taglio mi stava bene. Il problema non era il taglio, ma il danno. Stranamente mi ha fatto più piacere sentire chi ha cercato di farmi ridere prendendomi in giro e chiamandomi “Elda doppie punte” – proprio a me che prima di quel giorno non conoscevo l’esistenza delle doppie punte – ed è riuscito a strapparmi un sorriso nonostante avesse rigirato il dito nella piaga. Poi c’è stato un commento di chi, scioccato per l’accaduto poiché ha sempre elogiato i miei capelli, non conoscendo la storia mi ha detto con testuali parole: «Che cazzo stavi a pensà quando ti stava a taglià i capelli?».                        

I tre giorni seguenti sono stati tremendi, ho pianto sempre e non ho parlato con nessuno, a casa erano preoccupati visto che sono sempre stata una grandissima chiacchierona. Poi il dolore si è tramutato in rabbia. Nei giorni dopo ho chiesto pareri a vari professionisti del settore, tutti dicevano che era un danno frutto dell’incompetenza di quella persona – chiamarlo parrucchiere sarebbe stata un’offesa verso tutta la categoria – mi è stato detto che la premura di un bravo parrucchiere dovrebbe essere quella di conservare sempre la fibra del capello anche di fronte ad un mancato guadagno; era un lavoro da non fare e addirittura da denunciare. Ero combattuta sul da farsi, però ho voluto ascoltare i miei genitori che mi hanno sconsigliato di intraprendere una causa civile per via delle lungaggini della burocrazia italiana.                        

Visto che sono sempre stata una persona che non si è mai abbattuta, una di quelle che ha sempre visto il “bicchiere mezzo pieno”, ho cercato di riprendermi e una settimana dopo sono tornata dalla mia parrucchiera per riparare il danno. Quando mi ha visto è rimasta scioccata, non se lo aspettava tutto quel disastro. I capelli della zona superiore erano tutti spezzati a 4 centimetri dalla radice, le punte invisibili per quanto erano state danneggiate,  i capelli avevano perso tutta la loro elasticità. Quando li lavavo, “bevevano” parecchio e impiegavo un’ora ad asciugarli, mentre con i miei 90 centimetri di capelli ci mettevo venti minuti per quanto erano sani e – come direbbero i parrucchieri – con le “squame” chiuse. La parrucchiera però mi ha rincuorato, dicendo che almeno le radici erano sane e i capelli, con i dovuti trattamenti alla cheratina e tanta pazienza, sarebbero stati riparati. Mi sentivo come Sansone, però mi sono fatta forza e ho iniziato subito a curarli: con trattamenti dalla parrucchiera, il mantenimento a casa e gli integratori al miglio. Mi sono costati tempo e soldi e, come diceva mamma, erano diventati il “tormentone” dell’estate.         

Ora, passati sei mesi, posso dire di essermi ripresa, i capelli si sono in parte risanati e sono anche cresciuti parecchio. Devo essere sincera, ogni tanto mi viene la nostalgia e allora riguardo la mia lunga coda che è custodita in una scatola e che, non ha perso la sua lucentezza. È difficile far capire alle persone che non hanno mai portato i capelli così lunghi per così tanto tempo quello che si prova. È come subire un danno con un’operazione estetica e non riconoscersi più. Lo so che sono capelli e ricresceranno e torneranno quelli di una volta, lo so che per molti sono una cosa futile e di pura vanità, però erano il mio marchio di fabbrica, sono cresciuti con me e perderli è stato un dolore troppo forte.                                                

Per questo, quest’anno non è il  solito calendario glamour. Ho voluto dedicare il mio nuovo calendario fotografico 2016 ai miei capelli, per conservarne un ricordo nel tempo. Il titolo è una citazione alla famosa canzone Love is in the air di John Paul Young che nel mio caso, vista l’assonanza delle parole “air” e “hair” è diventato Love is in the hair ovvero “L’amore è nei capelli”.                

Spero di non avervi annoiato con la mia storia, spero che le foto vi piacciano, sicuramente sono state realizzate con il cuore e spero anche di far tornare i miei capelli “all’antico splendore”.    

Buon 2016 a tutti!

...


INFO

   Camera: Nikon D800
   Lenses: Nikon 60mm. micro f/2.8
   Concept, shooting, editing: Ideareattiva
   Graphic (cover and calendar): Ideareattiva

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LOVE IS IN THE (H)AIR
"Love is in the (h)air - Una storia di... capelli"
2016 Calendar

C’era una volta una ragazza con dei capelli lunghissimi… Avrei voluto iniziare così il mio racconto, ma il “c’era una volta” in genere  finisce con un “…e vissero felici e contenti” e le storie non sempre hanno un lieto fine.
I capelli: c’è chi li ha corti, chi lunghi, chi lisci, chi mossi, chi biondi, chi mori, chi li odia, chi li ama.

Amo e amavo i miei capelli, soprattutto i miei “vecchi” capelli, quelli che ho tagliato il 4 giugno 2015. Negli ultimi quindici anni li ho portati sempre allo stesso modo: neri, lisci, talmente pari che sembravano tagliati con la squadretta e corredati da una drittissima frangia corta. Erano lunghi, di una lunghezza che veniva definita “chilometrica”. Del resto avevo circa 90 centimetri di capelli, definirli lunghi sarebbe stato un eufemismo! Quella “chioma” era il mio vanto, la curavo con attenzione certosina, era sana e lucida, senza l’ombra di una doppia punta: era il frutto di tanti anni di lavoro.

Il 4 giugno è successo il disastro.
                                
Tutto è cominciato da un desiderio, il desiderio di cambiare e voler tingere i miei capelli sulle tonalità del grigio-bianco. Mi sono sempre piaciuti i capelli bianchi, o quelli “sale e pepe”, li ho sempre trovati molto eleganti. Un giorno, nel salone della mia “storica” parrucchiera, durante il mio solito trattamento – colore, spuntatina e piega −  le ho parlato della mia idea di voler tagliare i capelli a caschetto e che l’avrei fatto solo per un determinato colore − sapevo già che un colore così azzardato non era fattibile su dei capelli così lunghi − così le ho fatto vedere una foto che ritraeva una ragazza con dei bellissimi capelli grigi con meches bianche. La mia parrucchiera, che è sempre stata una “fan” dei miei capelli e che non mi ha mai proposto di tagliarli, nel sentire la mia richiesta, mi ha risposto a “brutto muso” con testuali parole: «Tu! Il bianco! Sai quanto ci vuole per portar via i tuoi strati di nero fatti in questi anni? Io non ti rovino i capelli, se vuoi una cosa del genere ti faccio firmare un contratto!». Inizialmente ho pensato che non me li volesse fare chissà per quale motivo, o che non li sapesse fare di quel colore: che fosse una scusa.                 

Nei giorni seguenti – visto che il tarlo del capello bianco mi era rimasto – ho pensato di chiedere ad altri parrucchieri; se avessi sentito un altro rifiuto, avrei abbandonato la mia idea. Mi sono messa alla ricerca e ho trovato un parrucchiere della zona che pubblicava foto di capelli dai colori particolari e ho pensato che avrebbe fatto al caso mio. Gli ho mandato una mail spiegando la mia idea e allegando foto dei miei capelli allo stato attuale e di come li avrei voluti.  Questa persona mi ha risposto dicendo che si potevano fare, ma per potermi dare la conferma, avrebbe dovuto constatare lo stato dei miei capelli e così ho preso l’appuntamento.        

Il 4 giugno alle 15.30 mi sono presentata al suo salone. Mi sono seduta e ho sciolto la lunga coda che portavo quel giorno. Il parrucchiere, vedendo i miei capelli, li ha subito elogiati dicendo che erano bellissimi e sanissimi, ha aggiunto che potevo fare il trattamento richiesto su dei capelli più corti e che sarei dovuta stare “sotto i ferri” l’intera giornata e forse anche il giorno seguente. Gli ho detto che non me li avevano voluti fare per via della pericolosità del trattamento, e lui, sicuro, con testuali parole mi ha risposto: «Tutto si può fare!».  Mi ha spiegato che avrebbe fatto tante decolorazioni a basso volume e che in questo modo i capelli non si sarebbero rovinati, al limite un po’ seccati, come di norma accade con le decolorazioni. Poi – dicendo che era il “colore dell’anno” –  mi ha fatto vedere un video che faceva proprio al caso mio, ovvero di una modella con i capelli neri sulla quale veniva eseguito lo stesso trattamento che avrei fatto. Entusiasta dei risultati a video – già mi immaginavo con un bel caschetto bianco-grigio − gli ho detto di procedere, lui si è girato verso le sue assistenti e ha esordito così: «Lo sapete che ci dobbiamo fa’ il culo oggi?». Poi ha preso le forbici e un elastico rosso, mi ha legato i capelli in una coda bassa e… “zac” me li ha tagliati. Ho sempre pensato di soffrire per il taglio dei capelli e invece mi sono vista allo specchio con un bel caschetto corposo, ero contenta perché non mi ero mai vista così. Mi giro e a fianco a me, sul mobiletto, era appoggiata la mia coda di circa 55 centimetri per un etto di capelli. Vederli lì soli soletti − ad essere sinceri − mi ha fatto un po’ senso: quella “cosa” che mi ha accompagnato per tanti anni ed è cresciuta con me, non c’era più.                            

Dopo pochi minuti, è arrivata l’assistente con il carrello con tutto l’armamentario per il trattamento – pennello, decolorante e stagnole – e ha iniziato ad applicare il decolorante a circa 3 centimetri dalla radice chiudendo poi la stagnola che aveva precedentemente posizionato sotto a ogni ciocca. Ho trascorso così l’intero pomeriggio, tra spennellate di decolorante, chiusura e riapertura delle stagnole, nuova spennellata di decolorante; sempre così per ben tre volte. Ero diventata impaziente e soprattutto curiosa. Verso le 19.30 – dopo quattro ore di trattamento – mi hanno tolto le stagnole. Immaginavo di trovarmi dei bei capelli bianchi e invece, mi sono guardata allo specchio di fronte a me e ho visto tante ciocche color tuorlo d’uovo. Mi hanno spiegato che il nero era difficile da portar via e che sarei dovuta tornare la mattina seguente. L’assistente mi ha lavato i capelli e vi ha applicato una crema,  poi mi ha fatto una coda – viste le condizioni – e sono tornata a casa.                                                    

La mattina del 5 giugno mi sono presentata al salone alle nove in punto, eravamo ancora a metà lavoro ed ero troppo impaziente di vedere il risultato finale. Mi sono seduta, l’assistente ha ricominciato il trattamento con il decolorante e mi ha detto che dopo quell’ultima applicazione, i capelli sarebbero diventati bianchi e su quelli avrei potuto fare tutti i colori: grigio, rosa, azzurrino… Dopo circa tre ore, mi hanno tolto le stagnole, “Evvai”, pensavo dentro di me, “Ci siamo”, mi sono guardata allo specchio e… avevo i capelli biondi! Mi hanno detto che il trattamento non era ancora finito e che avrebbero dovuto passarmi un tonalizzante grigio. Delusa, ma ancora speranzosa, sono andata al lavatesta, dove mi hanno sciacquato il decolorante e applicato il tonalizzante. Trascorso il tempo di posa e sciacquato il tonalizzante, i miei capelli erano ancora perfettamente biondi. Sono tornata al lavatesta e mi hanno applicato nuovamente il tonalizzante. Avevo perso la speranza e infatti, appena sciacquata la seconda applicazione, avevo la testa di un bruttissimo biondo cenere, che non si avvicinava lontanamente al bianco o al grigio che desideravo. Mi sono rivolta al parrucchiere dicendogli che tutto avrei voluto tranne che il biondo. Lui mi ha risposto che per raggiungere il risultato sarei dovuta tornare il mese prossimo, poi ha preso le forbici e mi ha “sistemato” il taglio facendomi un caschetto più corto di quello richiesto e ha proceduto alla piega. Mi sono guardata allo specchio, i capelli erano tutti secchi, sembravano canapa, di quella che utilizzano gli idraulici, al tatto non erano più i miei capelli morbidi e setosi, e poi erano biondi! Il biondo proprio non mi andava giù. Delusa – anche se ancora dovevo realizzare perché era una novità, ero confusa e stanca visto che si erano fatte le 15.30  ed ero stata lì per ben sei ore – mi sono alzata e sono andata alla cassa a pagare un conto salatissimo. Il titolare mi ha salutato chiedendomi se ci saremmo rivisti per il trattamento nel mese prossimo. In quel momento gli ho detto di sì, poi ho salutato tutti e sono uscita.                            

Tornata a casa, sono stata un’ora davanti allo specchio a guardare quei capelli ormai irriconoscibili, non solo nel colore, ma anche al tatto. Ho deciso di chiamare il parrucchiere, non avrei potuto resistere un mese con quel biondo – chiamarlo biondo sarebbe stato un complimento – e non avrei potuto continuare a rovinare i capelli il mese dopo con ulteriori decolorazioni, capelli che erano già stati ridotti “all’osso”. Il discorso che mi è stato fatto in parrucchierìa era da pazzi! Quando mi ha risposto al telefono l’ho sentito nervoso – conscio del danno che aveva fatto e delle fesserie che aveva detto – gli ho chiesto subito se avesse potuto riparare con la tinta nero-blu che ero solita fare e mi ha detto di tornare il mattino seguente per le correzioni richieste.            

La mattina del 6 giugno sono tornata al salone, il parrucchiere mi ha spiegato che avrebbe fatto una pre-pigmentazione per poi procedere con la tinta nero-blu. In breve, mi hanno applicato il trattamento e poi il colore. Al risciacquo il parrucchiere ha detto che c’era bisogno di un’altra applicazione di tinta perché era venuta troppo “metallica”. Fatto ciò e trascorso il tempo di posa, mi hanno risciacquato. Mi sono seduta sulla poltroncina per la messa in piega e ho notato che la ragazza che asciugava i miei capelli, li guardava preoccupata. Mi sono vista allo specchio ed è stato un incubo. Ho visto un nero blando e spento, altre ciocche che si spezzavano, capelli che volavano ovunque. Avevo un magone che quasi mi faceva male lo stomaco. Se non mi fossi trovata lì, sarei scoppiata in lacrime seduta stante. Mi è passata davanti agli occhi tutta la mia vita con i miei capelli: la soddisfazione che provavo quando mi arrotolavo tra le dita quelle ciocche setose e robuste, la lunga coda che facevo spesso, le persone che mi fermavano per chiedermi se fossero tutti miei. In quell’istante ho visto con occhi velati dall’amore anche i momenti passati a districarli sotto la doccia: erano parte di me e non c’erano più. Non solo non erano più lunghi, ma erano anche rovinati. Erano diventati ispidi e sottili, talmente danneggiati che si muovevano tutti assieme, come una parrucca di pessima fattura. Era riuscito a rovinare i miei bellissimi capelli ed io non mi riconoscevo più.                                             

Finita la messa in piega – erano le 14.30 – nel salutare ho visto la faccia funerea del titolare che – senza parlare – ha accennato un saluto verso di me, poi sono uscita pensando che mai avrei rimesso piede in quel posto.                                

Sono tornata a casa a piedi. Durante il tragitto, gli occhiali da sole hanno schermato i miei occhi lucidi e avevo un groppo enorme alla gola. Passavo davanti ai negozi e non avevo il coraggio di guardare il mio riflesso nelle vetrine, né tantomeno quello di avvicinare le mani ai capelli; andavo di fretta e non vedevo l’ora di tornare a casa, perché di lì a poco sarei scoppiata a piangere. Rientrata, ho trovato i miei genitori, non mi hanno detto nulla, avevano capito tutto dalla mia faccia. Non sono riuscita a toccare il pranzo che mi aveva lasciato mamma sul tavolo e sono scoppiata in lacrime.    Il dolore era troppo forte e in quel momento non volevo sentire nessuno. Mi sembrava di vivere un incubo. L’entusiasmo che avevo prima di quei tre giorni e che è sempre stato parte del mio carattere, era totalmente scomparso.                                 

Una mezz’ora dopo è arrivato il mio ragazzo a prendermi, non avevo nessuna voglia di uscire. Non mi ha detto nulla dei capelli, per lui era una cosa futile, lunghi o corti non faceva alcuna differenza. Sono riuscita a prepararmi e siamo usciti. Prima che entrasse in macchina gli ho detto di passarmi a prendere davanti alla casa della mia amica. Dovevo far vedere a lei il disastro e volevo avere il conforto di una persona che forse – essendo una donna oltre che la mia amica – avrebbe capito. Ho suonato il suo campanello ed è scesa. Quando mi ha visto non poteva crederci e la prima cosa che ha detto è stata: «È riuscito a rovinare i tuoi bellissimi capelli!». Ha continuato dicendo che se fosse capitato a lei – con i suoi capelli sottili – sarebbe rimasta calva e ha cercato di confortarmi dicendo che i capelli sarebbero tornati quelli di una volta. L’ho salutata e sono salita in macchina.                            

Nel pomeriggio ho visto parecchie persone. Molti vendendomi in quello stato non hanno avuto il coraggio di dirmi nulla, alcuni erano curiosi di sapere, altri dicevano che comunque il taglio mi stava bene. Il problema non era il taglio, ma il danno. Stranamente mi ha fatto più piacere sentire chi ha cercato di farmi ridere prendendomi in giro e chiamandomi “Elda doppie punte” – proprio a me che prima di quel giorno non conoscevo l’esistenza delle doppie punte – ed è riuscito a strapparmi un sorriso nonostante avesse rigirato il dito nella piaga. Poi c’è stato un commento di chi, scioccato per l’accaduto poiché ha sempre elogiato i miei capelli, non conoscendo la storia mi ha detto con testuali parole: «Che cazzo stavi a pensà quando ti stava a taglià i capelli?».                        

I tre giorni seguenti sono stati tremendi, ho pianto sempre e non ho parlato con nessuno, a casa erano preoccupati visto che sono sempre stata una grandissima chiacchierona. Poi il dolore si è tramutato in rabbia. Nei giorni dopo ho chiesto pareri a vari professionisti del settore, tutti dicevano che era un danno frutto dell’incompetenza di quella persona – chiamarlo parrucchiere sarebbe stata un’offesa verso tutta la categoria – mi è stato detto che la premura di un bravo parrucchiere dovrebbe essere quella di conservare sempre la fibra del capello anche di fronte ad un mancato guadagno; era un lavoro da non fare e addirittura da denunciare. Ero combattuta sul da farsi, però ho voluto ascoltare i miei genitori che mi hanno sconsigliato di intraprendere una causa civile per via delle lungaggini della burocrazia italiana.                        

Visto che sono sempre stata una persona che non si è mai abbattuta, una di quelle che ha sempre visto il “bicchiere mezzo pieno”, ho cercato di riprendermi e una settimana dopo sono tornata dalla mia parrucchiera per riparare il danno. Quando mi ha visto è rimasta scioccata, non se lo aspettava tutto quel disastro. I capelli della zona superiore erano tutti spezzati a 4 centimetri dalla radice, le punte invisibili per quanto erano state danneggiate,  i capelli avevano perso tutta la loro elasticità. Quando li lavavo, “bevevano” parecchio e impiegavo un’ora ad asciugarli, mentre con i miei 90 centimetri di capelli ci mettevo venti minuti per quanto erano sani e – come direbbero i parrucchieri – con le “squame” chiuse. La parrucchiera però mi ha rincuorato, dicendo che almeno le radici erano sane e i capelli, con i dovuti trattamenti alla cheratina e tanta pazienza, sarebbero stati riparati. Mi sentivo come Sansone, però mi sono fatta forza e ho iniziato subito a curarli: con trattamenti dalla parrucchiera, il mantenimento a casa e gli integratori al miglio. Mi sono costati tempo e soldi e, come diceva mamma, erano diventati il “tormentone” dell’estate.         

Ora, passati sei mesi, posso dire di essermi ripresa, i capelli si sono in parte risanati e sono anche cresciuti parecchio. Devo essere sincera, ogni tanto mi viene la nostalgia e allora riguardo la mia lunga coda che è custodita in una scatola e che, non ha perso la sua lucentezza. È difficile far capire alle persone che non hanno mai portato i capelli così lunghi per così tanto tempo quello che si prova. È come subire un danno con un’operazione estetica e non riconoscersi più. Lo so che sono capelli e ricresceranno e torneranno quelli di una volta, lo so che per molti sono una cosa futile e di pura vanità, però erano il mio marchio di fabbrica, sono cresciuti con me e perderli è stato un dolore troppo forte.                                                

Per questo, quest’anno non è il  solito calendario glamour. Ho voluto dedicare il mio nuovo calendario fotografico 2016 ai miei capelli, per conservarne un ricordo nel tempo. Il titolo è una citazione alla famosa canzone Love is in the air di John Paul Young che nel mio caso, vista l’assonanza delle parole “air” e “hair” è diventato Love is in the hair ovvero “L’amore è nei capelli”.                

Spero di non avervi annoiato con la mia storia, spero che le foto vi piacciano, sicuramente sono state realizzate con il cuore e spero anche di far tornare i miei capelli “all’antico splendore”.    

Buon 2016 a tutti!

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C’era una volta una ragazza con dei capelli lunghissimi… Avrei voluto iniziare così il mio racconto, ma il “c’era una volta” in genere  finisce con un “…e vissero felici e contenti” e le storie non sempre hanno un lieto fine.
I capelli: c’è chi li ha corti, chi lunghi, chi lisci, chi mossi, chi biondi, chi mori, chi li odia, chi li ama.

Amo e amavo i miei capelli, soprattutto i miei “vecchi” capelli, quelli che ho tagliato il 4 giugno 2015. Negli ultimi quindici anni li ho portati sempre allo stesso modo: neri, lisci, talmente pari che sembravano tagliati con la squadretta e corredati da una drittissima frangia corta. Erano lunghi, di una lunghezza che veniva definita “chilometrica”. Del resto avevo circa 90 centimetri di capelli, definirli lunghi sarebbe stato un eufemismo! Quella “chioma” era il mio vanto, la curavo con attenzione certosina, era sana e lucida, senza l’ombra di una doppia punta: era il frutto di tanti anni di lavoro.

Il 4 giugno è successo il disastro.
                                
Tutto è cominciato da un desiderio, il desiderio di cambiare e voler tingere i miei capelli sulle tonalità del grigio-bianco. Mi sono sempre piaciuti i capelli bianchi, o quelli “sale e pepe”, li ho sempre trovati molto eleganti. Un giorno, nel salone della mia “storica” parrucchiera, durante il mio solito trattamento – colore, spuntatina e piega −  le ho parlato della mia idea di voler tagliare i capelli a caschetto e che l’avrei fatto solo per un determinato colore − sapevo già che un colore così azzardato non era fattibile su dei capelli così lunghi − così le ho fatto vedere una foto che ritraeva una ragazza con dei bellissimi capelli grigi con meches bianche. La mia parrucchiera, che è sempre stata una “fan” dei miei capelli e che non mi ha mai proposto di tagliarli, nel sentire la mia richiesta, mi ha risposto a “brutto muso” con testuali parole: «Tu! Il bianco! Sai quanto ci vuole per portar via i tuoi strati di nero fatti in questi anni? Io non ti rovino i capelli, se vuoi una cosa del genere ti faccio firmare un contratto!». Inizialmente ho pensato che non me li volesse fare chissà per quale motivo, o che non li sapesse fare di quel colore: che fosse una scusa.                 

Nei giorni seguenti – visto che il tarlo del capello bianco mi era rimasto – ho pensato di chiedere ad altri parrucchieri; se avessi sentito un altro rifiuto, avrei abbandonato la mia idea. Mi sono messa alla ricerca e ho trovato un parrucchiere della zona che pubblicava foto di capelli dai colori particolari e ho pensato che avrebbe fatto al caso mio. Gli ho mandato una mail spiegando la mia idea e allegando foto dei miei capelli allo stato attuale e di come li avrei voluti.  Questa persona mi ha risposto dicendo che si potevano fare, ma per potermi dare la conferma, avrebbe dovuto constatare lo stato dei miei capelli e così ho preso l’appuntamento.        

Il 4 giugno alle 15.30 mi sono presentata al suo salone. Mi sono seduta e ho sciolto la lunga coda che portavo quel giorno. Il parrucchiere, vedendo i miei capelli, li ha subito elogiati dicendo che erano bellissimi e sanissimi, ha aggiunto che potevo fare il trattamento richiesto su dei capelli più corti e che sarei dovuta stare “sotto i ferri” l’intera giornata e forse anche il giorno seguente. Gli ho detto che non me li avevano voluti fare per via della pericolosità del trattamento, e lui, sicuro, con testuali parole mi ha risposto: «Tutto si può fare!».  Mi ha spiegato che avrebbe fatto tante decolorazioni a basso volume e che in questo modo i capelli non si sarebbero rovinati, al limite un po’ seccati, come di norma accade con le decolorazioni. Poi – dicendo che era il “colore dell’anno” –  mi ha fatto vedere un video che faceva proprio al caso mio, ovvero di una modella con i capelli neri sulla quale veniva eseguito lo stesso trattamento che avrei fatto. Entusiasta dei risultati a video – già mi immaginavo con un bel caschetto bianco-grigio − gli ho detto di procedere, lui si è girato verso le sue assistenti e ha esordito così: «Lo sapete che ci dobbiamo fa’ il culo oggi?». Poi ha preso le forbici e un elastico rosso, mi ha legato i capelli in una coda bassa e… “zac” me li ha tagliati. Ho sempre pensato di soffrire per il taglio dei capelli e invece mi sono vista allo specchio con un bel caschetto corposo, ero contenta perché non mi ero mai vista così. Mi giro e a fianco a me, sul mobiletto, era appoggiata la mia coda di circa 55 centimetri per un etto di capelli. Vederli lì soli soletti − ad essere sinceri − mi ha fatto un po’ senso: quella “cosa” che mi ha accompagnato per tanti anni ed è cresciuta con me, non c’era più.                            

Dopo pochi minuti, è arrivata l’assistente con il carrello con tutto l’armamentario per il trattamento – pennello, decolorante e stagnole – e ha iniziato ad applicare il decolorante a circa 3 centimetri dalla radice chiudendo poi la stagnola che aveva precedentemente posizionato sotto a ogni ciocca. Ho trascorso così l’intero pomeriggio, tra spennellate di decolorante, chiusura e riapertura delle stagnole, nuova spennellata di decolorante; sempre così per ben tre volte. Ero diventata impaziente e soprattutto curiosa. Verso le 19.30 – dopo quattro ore di trattamento – mi hanno tolto le stagnole. Immaginavo di trovarmi dei bei capelli bianchi e invece, mi sono guardata allo specchio di fronte a me e ho visto tante ciocche color tuorlo d’uovo. Mi hanno spiegato che il nero era difficile da portar via e che sarei dovuta tornare la mattina seguente. L’assistente mi ha lavato i capelli e vi ha applicato una crema,  poi mi ha fatto una coda – viste le condizioni – e sono tornata a casa.                                                    

La mattina del 5 giugno mi sono presentata al salone alle nove in punto, eravamo ancora a metà lavoro ed ero troppo impaziente di vedere il risultato finale. Mi sono seduta, l’assistente ha ricominciato il trattamento con il decolorante e mi ha detto che dopo quell’ultima applicazione, i capelli sarebbero diventati bianchi e su quelli avrei potuto fare tutti i colori: grigio, rosa, azzurrino… Dopo circa tre ore, mi hanno tolto le stagnole, “Evvai”, pensavo dentro di me, “Ci siamo”, mi sono guardata allo specchio e… avevo i capelli biondi! Mi hanno detto che il trattamento non era ancora finito e che avrebbero dovuto passarmi un tonalizzante grigio. Delusa, ma ancora speranzosa, sono andata al lavatesta, dove mi hanno sciacquato il decolorante e applicato il tonalizzante. Trascorso il tempo di posa e sciacquato il tonalizzante, i miei capelli erano ancora perfettamente biondi. Sono tornata al lavatesta e mi hanno applicato nuovamente il tonalizzante. Avevo perso la speranza e infatti, appena sciacquata la seconda applicazione, avevo la testa di un bruttissimo biondo cenere, che non si avvicinava lontanamente al bianco o al grigio che desideravo. Mi sono rivolta al parrucchiere dicendogli che tutto avrei voluto tranne che il biondo. Lui mi ha risposto che per raggiungere il risultato sarei dovuta tornare il mese prossimo, poi ha preso le forbici e mi ha “sistemato” il taglio facendomi un caschetto più corto di quello richiesto e ha proceduto alla piega. Mi sono guardata allo specchio, i capelli erano tutti secchi, sembravano canapa, di quella che utilizzano gli idraulici, al tatto non erano più i miei capelli morbidi e setosi, e poi erano biondi! Il biondo proprio non mi andava giù. Delusa – anche se ancora dovevo realizzare perché era una novità, ero confusa e stanca visto che si erano fatte le 15.30  ed ero stata lì per ben sei ore – mi sono alzata e sono andata alla cassa a pagare un conto salatissimo. Il titolare mi ha salutato chiedendomi se ci saremmo rivisti per il trattamento nel mese prossimo. In quel momento gli ho detto di sì, poi ho salutato tutti e sono uscita.                            

Tornata a casa, sono stata un’ora davanti allo specchio a guardare quei capelli ormai irriconoscibili, non solo nel colore, ma anche al tatto. Ho deciso di chiamare il parrucchiere, non avrei potuto resistere un mese con quel biondo – chiamarlo biondo sarebbe stato un complimento – e non avrei potuto continuare a rovinare i capelli il mese dopo con ulteriori decolorazioni, capelli che erano già stati ridotti “all’osso”. Il discorso che mi è stato fatto in parrucchierìa era da pazzi! Quando mi ha risposto al telefono l’ho sentito nervoso – conscio del danno che aveva fatto e delle fesserie che aveva detto – gli ho chiesto subito se avesse potuto riparare con la tinta nero-blu che ero solita fare e mi ha detto di tornare il mattino seguente per le correzioni richieste.            

La mattina del 6 giugno sono tornata al salone, il parrucchiere mi ha spiegato che avrebbe fatto una pre-pigmentazione per poi procedere con la tinta nero-blu. In breve, mi hanno applicato il trattamento e poi il colore. Al risciacquo il parrucchiere ha detto che c’era bisogno di un’altra applicazione di tinta perché era venuta troppo “metallica”. Fatto ciò e trascorso il tempo di posa, mi hanno risciacquato. Mi sono seduta sulla poltroncina per la messa in piega e ho notato che la ragazza che asciugava i miei capelli, li guardava preoccupata. Mi sono vista allo specchio ed è stato un incubo. Ho visto un nero blando e spento, altre ciocche che si spezzavano, capelli che volavano ovunque. Avevo un magone che quasi mi faceva male lo stomaco. Se non mi fossi trovata lì, sarei scoppiata in lacrime seduta stante. Mi è passata davanti agli occhi tutta la mia vita con i miei capelli: la soddisfazione che provavo quando mi arrotolavo tra le dita quelle ciocche setose e robuste, la lunga coda che facevo spesso, le persone che mi fermavano per chiedermi se fossero tutti miei. In quell’istante ho visto con occhi velati dall’amore anche i momenti passati a districarli sotto la doccia: erano parte di me e non c’erano più. Non solo non erano più lunghi, ma erano anche rovinati. Erano diventati ispidi e sottili, talmente danneggiati che si muovevano tutti assieme, come una parrucca di pessima fattura. Era riuscito a rovinare i miei bellissimi capelli ed io non mi riconoscevo più.                                             

Finita la messa in piega – erano le 14.30 – nel salutare ho visto la faccia funerea del titolare che – senza parlare – ha accennato un saluto verso di me, poi sono uscita pensando che mai avrei rimesso piede in quel posto.                                

Sono tornata a casa a piedi. Durante il tragitto, gli occhiali da sole hanno schermato i miei occhi lucidi e avevo un groppo enorme alla gola. Passavo davanti ai negozi e non avevo il coraggio di guardare il mio riflesso nelle vetrine, né tantomeno quello di avvicinare le mani ai capelli; andavo di fretta e non vedevo l’ora di tornare a casa, perché di lì a poco sarei scoppiata a piangere. Rientrata, ho trovato i miei genitori, non mi hanno detto nulla, avevano capito tutto dalla mia faccia. Non sono riuscita a toccare il pranzo che mi aveva lasciato mamma sul tavolo e sono scoppiata in lacrime.    Il dolore era troppo forte e in quel momento non volevo sentire nessuno. Mi sembrava di vivere un incubo. L’entusiasmo che avevo prima di quei tre giorni e che è sempre stato parte del mio carattere, era totalmente scomparso.                                 

Una mezz’ora dopo è arrivato il mio ragazzo a prendermi, non avevo nessuna voglia di uscire. Non mi ha detto nulla dei capelli, per lui era una cosa futile, lunghi o corti non faceva alcuna differenza. Sono riuscita a prepararmi e siamo usciti. Prima che entrasse in macchina gli ho detto di passarmi a prendere davanti alla casa della mia amica. Dovevo far vedere a lei il disastro e volevo avere il conforto di una persona che forse – essendo una donna oltre che la mia amica – avrebbe capito. Ho suonato il suo campanello ed è scesa. Quando mi ha visto non poteva crederci e la prima cosa che ha detto è stata: «È riuscito a rovinare i tuoi bellissimi capelli!». Ha continuato dicendo che se fosse capitato a lei – con i suoi capelli sottili – sarebbe rimasta calva e ha cercato di confortarmi dicendo che i capelli sarebbero tornati quelli di una volta. L’ho salutata e sono salita in macchina.                            

Nel pomeriggio ho visto parecchie persone. Molti vendendomi in quello stato non hanno avuto il coraggio di dirmi nulla, alcuni erano curiosi di sapere, altri dicevano che comunque il taglio mi stava bene. Il problema non era il taglio, ma il danno. Stranamente mi ha fatto più piacere sentire chi ha cercato di farmi ridere prendendomi in giro e chiamandomi “Elda doppie punte” – proprio a me che prima di quel giorno non conoscevo l’esistenza delle doppie punte – ed è riuscito a strapparmi un sorriso nonostante avesse rigirato il dito nella piaga. Poi c’è stato un commento di chi, scioccato per l’accaduto poiché ha sempre elogiato i miei capelli, non conoscendo la storia mi ha detto con testuali parole: «Che cazzo stavi a pensà quando ti stava a taglià i capelli?».                        

I tre giorni seguenti sono stati tremendi, ho pianto sempre e non ho parlato con nessuno, a casa erano preoccupati visto che sono sempre stata una grandissima chiacchierona. Poi il dolore si è tramutato in rabbia. Nei giorni dopo ho chiesto pareri a vari professionisti del settore, tutti dicevano che era un danno frutto dell’incompetenza di quella persona – chiamarlo parrucchiere sarebbe stata un’offesa verso tutta la categoria – mi è stato detto che la premura di un bravo parrucchiere dovrebbe essere quella di conservare sempre la fibra del capello anche di fronte ad un mancato guadagno; era un lavoro da non fare e addirittura da denunciare. Ero combattuta sul da farsi, però ho voluto ascoltare i miei genitori che mi hanno sconsigliato di intraprendere una causa civile per via delle lungaggini della burocrazia italiana.                        

Visto che sono sempre stata una persona che non si è mai abbattuta, una di quelle che ha sempre visto il “bicchiere mezzo pieno”, ho cercato di riprendermi e una settimana dopo sono tornata dalla mia parrucchiera per riparare il danno. Quando mi ha visto è rimasta scioccata, non se lo aspettava tutto quel disastro. I capelli della zona superiore erano tutti spezzati a 4 centimetri dalla radice, le punte invisibili per quanto erano state danneggiate,  i capelli avevano perso tutta la loro elasticità. Quando li lavavo, “bevevano” parecchio e impiegavo un’ora ad asciugarli, mentre con i miei 90 centimetri di capelli ci mettevo venti minuti per quanto erano sani e – come direbbero i parrucchieri – con le “squame” chiuse. La parrucchiera però mi ha rincuorato, dicendo che almeno le radici erano sane e i capelli, con i dovuti trattamenti alla cheratina e tanta pazienza, sarebbero stati riparati. Mi sentivo come Sansone, però mi sono fatta forza e ho iniziato subito a curarli: con trattamenti dalla parrucchiera, il mantenimento a casa e gli integratori al miglio. Mi sono costati tempo e soldi e, come diceva mamma, erano diventati il “tormentone” dell’estate.         

Ora, passati sei mesi, posso dire di essermi ripresa, i capelli si sono in parte risanati e sono anche cresciuti parecchio. Devo essere sincera, ogni tanto mi viene la nostalgia e allora riguardo la mia lunga coda che è custodita in una scatola e che, non ha perso la sua lucentezza. È difficile far capire alle persone che non hanno mai portato i capelli così lunghi per così tanto tempo quello che si prova. È come subire un danno con un’operazione estetica e non riconoscersi più. Lo so che sono capelli e ricresceranno e torneranno quelli di una volta, lo so che per molti sono una cosa futile e di pura vanità, però erano il mio marchio di fabbrica, sono cresciuti con me e perderli è stato un dolore troppo forte.                                                

Per questo, quest’anno non è il  solito calendario glamour. Ho voluto dedicare il mio nuovo calendario fotografico 2016 ai miei capelli, per conservarne un ricordo nel tempo. Il titolo è una citazione alla famosa canzone Love is in the air di John Paul Young che nel mio caso, vista l’assonanza delle parole “air” e “hair” è diventato Love is in the hair ovvero “L’amore è nei capelli”.                

Spero di non avervi annoiato con la mia storia, spero che le foto vi piacciano, sicuramente sono state realizzate con il cuore e spero anche di far tornare i miei capelli “all’antico splendore”.    

Buon 2016 a tutti!

...


INFO

   Camera: Nikon D800
   Lenses: Nikon 60mm. micro f/2.8
   Concept, shooting, editing: Ideareattiva
   Graphic (cover and calendar): Ideareattiva

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Italy
IDEAREATTIVA
PHOTOGRAPHY // GRAPHIC // MULTIMEDIA
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MISSION
Sono un’artigiano e non un’industria, la mia ricetta è dedicare passione, attenzione e tempo ai lavori, che curo in ogni minimo dettaglio; per restituire immagini uniche, prodotti che siano esteticamente accattivanti e al contempo funzionali, disegnati su misura per il cliente.

BIO:
Sono nata a San Benedetto del Tronto il 17 agosto 1983 e sono una fotografa e grafico pubblicitario freelance, opero dal 2006 nel mio studio in casa e nella mia sala posa.
Ho sempre amato l’arte e tutte le cose creative.
Da piccola immaginavo per me un lavoro fatto solo di creatività, ero affascinata da quel mondo fatto di immagini, colori e caratteri e finalmente posso dire di averlo trovato.

Ho studiato pianoforte conservatorio dall’età di sei anni, ho la maturità scientifica e ho frequentato la facoltà di Architettura “Valle Giulia” alla Sapienza di Roma che ho poi lasciato per amore del mio lavoro.
Una parte fondamentale nel mio percorso creativo ce l’ha avuta il computer, era il 1991 quando ho ricevuto da mio padre il 286, il mio primo computer; avevo 8 anni e invece che utilizzarlo solo con i videogame, ho iniziato a “giocarci” con i primi programmi di grafica e non ho più smesso.
Anche se lavoro, continuo a studiare e ad aggiornarmi e non smetto mai di esercitarmi o seguire progetti personali.

Nel tempo libero, amo uscire con il mio ragazzo e con gli amici, mi piace stare in mezzo alla gente, odio la solitudine; se sono in casa invece da cinefila incallita mi piazzo davanti al proiettore con qualche bel film, oppure suono il pianoforte, o mi metto a creare “qualcosa”, che sia al computer, manualmente o in cucina… fatto stà che non posso stare ferma senza far niente, ho sempre qualche idea da realizzare che mi passa per la testa e sono sempre in lotta con il tempo per riuscire a portare a termine tutti i miei interessi.

AMO:
La grafica, la fotografia, i colori e i caratteri, il cinema, l’animazione, cucinare, disegnare, leggere i libri del mio settore, i romanzi e i manga, la cultura giapponese, la tipografia, la pittura e l’architettura, il design, la musica e il mio piano, cantare, guardare le immagini e le pubblicità, la moda, vestirmi in maniera particolare, abbinare i colori, circondarmi di cose originali e accessori stravaganti, l’informatica e le tecnologie, le avanguardie artistiche, l’Helvetica e la “scuola svizzera”, il minimalismo, il design geek, la cucina italiana e quella giapponese, le cene e gli aperitivi con gli amici, la ginnastica ritmica e il pattinaggio, i dettagli che fanno la differenza, vedere il bicchiere mezzo pieno, parlare, sognare ad occhi aperti.

ODIO:
Gli insetti, la solitudine, il conformismo, la pasta scotta, il disordine, il pessimismo, le prepotenze, il pacchiano, il dozzinale, i permalosi e gli impiccioni

LO STUDIO
Lo studio offre soluzioni professionali per tutte le esigenze nel campo della fotografia e della grafica pubblicitaria. Dispone di un’ampia sala posa, corredata di binari per flash e luce continua, fondali, tavolo still-life, macchine per effetti speciali (fumo, vento, neve..) e accessori per la gestione della luce.
Utilizzo corpi macchina e obiettivi professionali Nikon, sono fotografo NPS (un fotografo professionista riconosciuto da Nikon). In studio sono presenti attrezzature e apparecchiature necessarie a garantire la qualità del prodotto, come Mac su monitor tarati per la corretta gestione del colore, tavolette grafiche e sistemi di backup e digitalizzazione.

SERVIZI:

PHOTOGRAPHY
Servizi fotografici pubblicitari (Advertising), in studio e in esterni per campagne stampa, redazionali, cataloghi, brochure e depliant
Servizi fotografici di moda (Fashion), per la promozione dei vostri prodotti
Servizi fotografici Glamour in studio e in esterni con possibilità di avere a disposizione make-up artist e parrucchiere
Servizi fotografici per matrimoni (Wedding) sia in stile reportage che ritratti posa, che vengono curati in ogni minimo dettaglio, dallo scatto alla post-produzione fino alla stampa e realizzazione del relativo album o fotolibro a seconda delle vostre richieste
Servizi fotografici Still-life dei vostri prodotti
Fotografie industriali e Reportage industriali per la realizzazione di cataloghi, brochure; in location o in studio a seconda delle vostre esigenze
Fotografia di Food
Fotografia per Ritratti e Book
Fotografia di Reportage
Servizi fotografici per Cerimonie
Servizi di Post-produzione e Fotoritocco
Stampa fotografica professionale, Fotolibri, Calendari e su supporti di vario genere
Stampa fine-art
Digitalizzazione
Restauro fotografico

GRAPHIC DESIGN & ADVERTISING
Ideazione e realizzazione logotipi (Logotype)
Creazione identità aziendali (Corporate identity): Carta intestata (Letterhead), Biglietti da visita (Business card), Cartelline portadocumenti (Folder), Buste (Envelope), Brochure, Depliants, Cataloghi, Menù, Listini, Company profile, Volantini, Locandine, Manifesti (grande e piccolo formato), Totem, Banner, Pagine pubblicitarie, Progettazione grafica CD / DVD,
Strumenti di supporto alla comunicazione interna d’impresa (infografiche, report annuale, vademecum, fatture, schede di prodotto…)
Illustrazioni

PACKAGING
Ideazione e realizzazione confezionamento prodotti, espositori, etichette e cartellini, shoppers, e vario materiale per il confezionamento.

EDITORIA
Ideazione e realizzazione formati editoriali (libri, cataloghi, magazine, riviste), impaginazioni, copertine

DIRECT MARKETING
B2B e B2C tramite strumenti promozionali ideati e realizzati ad hoc: Calendari da muro, da tavolo e tascabili, Gadgets personalizzati, Cartoline, Inviti, Biglietti augurali, Adesivi (Stickers), Gifts, Allestimenti punto vendita: insegne, decorazione grafica interni e vetrine, pannelli, materiale POP (Espositori, Totem, Banner, Flag, Crowners…), ideazione e realizzazione materiale promozionale per eventi.

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MULTIMEDIA
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- 27 novembre 2011: 2° daily deviation on deviantart
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- 26 maggio 2009: vincitrice del primo premio da 2000€ al concorso per la realizzazione del nuovo packaging per Boscolo Travel Inside su Zooppa.it
- 5 aprile 2009: partecipazione con foto e illustrazioni all''evento "Rifiuti/amoci" al DEP ART di Grottammare (AP)
- 22 Marzo 2009: partecipazione alla mostra collettiva "Acquale costo?" al DEP ART di Grottammare (AP)
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:iconlexxii:
lexxii Featured By Owner Nov 16, 2014  Hobbyist General Artist
Great Gallery:)

Invite to join :iconcutieshots: A Diverse Global Super Group Featuring Over 80+Galleries & dedicated to artists of all genres to display their fine art here:) Hope to see you real soon xoxolexxii CutieShots

 ***Submitted: "2015 Calender" for your approval
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:iconideareattiva:
ideareattiva Featured By Owner Nov 29, 2014  Professional Photographer
Thanks! :)
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:iconpaper-dimond:
paper-dimond Featured By Owner Oct 13, 2014  Student Writer
hey there! I really love your black and white portraits! The way you present the female body is so beautiful and sensual - gives the photos such a nice tone. Just wanted to take the time to let you know :)
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:iconideareattiva:
ideareattiva Featured By Owner Oct 18, 2014  Professional Photographer
Thank you very much!! ^_*
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:iconzaigwast:
Zaigwast Featured By Owner Oct 7, 2014
Greetings' ! :iconfemaleexcellence: has a great honor and pleasure to announce you that your art was selected in the "# 22 Monthly Art Promoting Contest [07.10.2014]"

Congratulation ! :D, you can check it here ->  femaleexcellence.deviantart.co…

PS: Feel free to submit your great art to us and join us if did not yet have the chance :la:
Reply
:iconideareattiva:
ideareattiva Featured By Owner Oct 7, 2014  Professional Photographer
Thank you so much!
Reply
:iconzaigwast:
Zaigwast Featured By Owner Feb 28, 2014
:iconfemaleexcellence: Join us ! :D .... monthly art promotion awaits those with great art ! :#1:
If you do so, please submit to the correct category and do not forget about the rules. :aww:
Reply
:iconlust0fadeeperpain:
Lust0fADeeperPain Featured By Owner Dec 12, 2013
:iconeufrosis:I want to personally thank you for accepting my invitation to join my group I are happy to have you as a member and hope that you will submit some of your lovely works. welcome

:iconbestofblackandwhite:
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:iconideareattiva:
ideareattiva Featured By Owner Dec 13, 2013  Professional Photographer
You're welcome! :)
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:iconspaceshipearth:
SpaceShipEarth Featured By Owner Nov 22, 2013

Welcome to :iconsaveplanetearth:

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:iconaudramblackburnsart:
AudraMBlackburnsArt Featured By Owner Nov 17, 2013  Hobbyist General Artist
 
Soft Blue Heart by Sugaree33-Art Butterfly (1) by Sugaree33-Art   
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:iconideareattiva:
ideareattiva Featured By Owner Nov 20, 2013  Professional Photographer
Thank you so much! ^_^
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:iconloganrun:
LoganRun Featured By Owner Aug 17, 2013
Happy birthday!
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:iconartsouls143:
Artsouls143 Featured By Owner Aug 17, 2013  Professional Filmographer
many more happy returns of the day :):):cake::party:
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:iconhraundrangi:
Hraundrangi Featured By Owner Aug 17, 2013  Hobbyist General Artist
Happy Birthday, Pretty :huggle:
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